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Monti. Una candidatura moralmente discutibile

 

Alcuni giorni fa un esponente del Pd autorevole come Massimo D’Alema, rispondendo ad un’intervista del Corriere della Sera, ha affermato che l’eventuale candidatura dell’attuale Premier Mario Monti alle prossime elezioni politiche sarebbe moralmente discutibile suscitando un vespaio di polemiche, le più benevole delle quali hanno bollato la sua uscita come inopportuna.
Ma, a dire il vero, quella candidatura, se si concretizzasse, sarebbe effettivamente discutibile sul piano morale.
Candidandosi, infatti, Monti si porrebbe in contrapposizione, in particolare, a quel Partito Democratico che sin qui l’ha sostenuto in Parlamento permettendogli di far passare riforme utili, ma spesso del tutto impopolari e che ora lo vorrebbe ancora, ma sempre in una posizione di terzietà.

Per candidarsi Monti dovrebbe presentarsi all’elettorato con l’appropriazione in esclusiva dei risultati di questi tredici mesi di governo che, invece, appartengono all’intero schieramento politico che l’ha sostenuto ed, in specie, si contrapporrebbe al Pd che, tra i suoi sostenitori parlamentari (sinceri o meno qui non rileva), è quello che dispone di un altro candidato premier uscito da entusiasmanti primarie.

La candidatura di Monti, quindi, sarebbe il frutto di un tradimento dei suoi sostenitori.
Ma c’è di più. Candidandosi, Monti sconvolgerebbe il ruolo di terzo e di tecnico che lo aveva condotto alla guida dell’esecutivo in un momento terribile per l’economia italiana. Si renderebbe, così, molto più impervia un’eventuale futura decisione di ricorrere ai tecnici, nei momenti critici del Paese, per il pericolo di alterare i risultati elettorali dato che si dimostrerebbe come un tecnico potrebbe essere, in realtà, un politico mascherato.

Infine, candidandosi, Monti getterebbe alle ortiche la facilmente prevedibile sua ascesa al Colle più alto: i partiti del Centro non avrebbero problemi; il centrodestra di Berlusconi non potrebbe sollevarne dopo la candidatura a capo dei moderati e anche il Pd ha manifestato il suo gradimento. Gli italiani hanno ormai constatato quanto importante sia l’equilibrio, la pacatezza e la saggezza quali caratteristiche della più alta carica dello Stato e Monti, terzo e tecnico, le aveva tutte prima di far balenare l’ipotesi di una sua candidatura politica.

Quindi la candidatura di Monti si rivelerebbe tre volte moralmente discutibile: una prima volta per il tradimento del Pd che l’ha sostenuto come premier terzo e tecnico e che ancora tale lo vorrebbe; una seconda volta per il tradimento della fiducia accordatagli dal Presidente Napolitano con l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri solo in quanto terzo e tecnico ed a causa di motivi di salvezza nazionale in deroga alle regole democratiche elettive; una terza volta perché tradirebbe le aspettative degli italiani per il dopo Napolitano.

Tre tradimenti perpetrati con un’unica candidatura sembra si possano a ragione definire moralmente discutibili.
Di tutto questo il Professore si rende conto certamente, sicché deve ritenersi che, per esporsi a tanto discredito e tanto rischio, egli stia subendo una fortissima pressione morale.
E siccome le forze morali in Italia sono solo due, il Quirinale e il Vaticano, ognuno può trarre le sue conclusioni.

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