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Direzione Tg1. Wolfang Achtner rilancia l’autocandidatura

 

Riceviamo e di seguito pubblichiamo la lettera aperta inviataci da Wolfgang Achtner che, in vista delle nomine alla direzione dei Tg Rai rilancia la propria candidatura per il Tg1, a seguire la lettera inviata al presidente del Cda Rai, Tarantola il 25 luglio di quest’anno.

La Rai ha annunciato che giovedi 29 novembre avrà luogo la riunione del CdA in cui verrano decise le nomine dei direttori di rete e dei telegiornali dell’azienda pubblica.
A questo proposito, mi trovo obbligato a denunciare il vergognoso blackout imposto dai media tradizionali italiani – quotidiani e telegiornali – alla notizia della mia autocandidatura alla Direzione del TG1. Infatti, i giornalisti e i principali media italiani hanno volontariamente agito in violazione del primo dovere di ogni buon giornalista e testata giornalistica in democrazia, e cioè di informare i cittadini riguardo a qualsiasi notizia che sia d’interesse pubblico, pur di impedire che gli italiani sappiano che c’è qualcuno che ha offerto alla Rai, per la prima volta nella storia italiana, la possibilità concreta di produrre e trasmettere un buon telegiornale pubblico – al servizio dei cittadini – e simile per qualità ai migliori telegiornali degli altri paesi europei.

La mia iniziativa ha messo in luce che in questo Paese non c’è una libera circolazione delle notizie e che i principali media, senza essere obbligati a farlo dall’alto, decidono di volta in volta quali notizie dare e quali altre non dare. Evidentemente, in Italia, esiste un piccolo gruppo composto dai direttori dei principali quotidiani e telegiornali che sceglie ciò che si può far sapere ai cittadini e ciò che invece non devono sapere. Sebbene la notizia della mia candidatura sia stata riportata da centinaia di servizi e di video su Internet, i principali media tradizionali hanno imposto un blackout riguardo alla mia iniziativa perché non vogliono che i cittadini italiani sappiano quello che avviene nella cabina di regia del sistema e perché non vogliono perdere il loro ruolo di protagonisti e partner indispensabili del sistema partitocratico italiano. All’estero, i problemi dell’informazione italiana sono noti da anni e non è per caso che le classifiche di organizzazioni come Reporters sans Frontiers o della Freedom House la segnalano come fanalino di coda dell’informazione libera.

Lo scorso 12 dicembre, immediatamente dopo l’allontanamento di Augusto Minzolini, ho inviato una lettera (di cui ti accludo copia) indirizzata al Presidente, Paolo Garimberti, e a tutti i membri del CdA Rai, in cui li informavo che, animato dallo stesso spirito di servizio di aveva parlato il Senatore Mario Monti, desideravo auto-candidarmi alla Direzione del TG1 Rai, spiegando di essere un giornalista politicamente indipendente e notevolmente qualificato, avendo alle spalle 30 di carriera, che includono 11 anni come reporter/producer per la ABC News e 8 anni come corrispondente per la CNN. Inoltre, sono uno dei pionieri mondiali del videogiornalismo (quella forma di giornalismo televisivo dove il giornalista lavora da solo sul campo, girando le riprese per i suoi servizi), docente universitario di giornalismo televisivo e autore dell’unico testo accademico completo in italiano sul giornalismo televisivo, che mi rende particolarmente qualificato per ricostruire il TG1 e insegnare al personale come si producono servizi televisivi conformi allo standard qualitativo internazionale, sia dal punto di vista giornalistico che tecnico.

Ho rinnovato la mia offerta, inviando la stessa lettera ai membri del nuovo CdA, immediatamente dopo il suo insediamento, lo scorso giugno. In un caso e nell’altro, non ho ricevuto riposta.

Vorrei chiarire immediatamente che la mia proposta non è una provocazione ma è estremamente seria. Ho sentito la necessità di candidarmi per quattro motivi. Il primo è che sono cresciuto in Italia e vorrei dare un contributo alla salvezza e alla crescita di questo Paese. Secondo, girando per il mondo ho avuto modo di vedere che c’è un legame inestricabile tra la democrazia e una buona informazione, e cioè che la prima non può esistere senza la seconda. Terzo, da quando ho iniziato a fare il giornalista televisivo ho potuto confrontare i servizi che facevo per i telegiornali di altri paesi, come l’ABC News o la CNN, con quelli che vedevo trasmettere dai telegiornali italiani accorgendomi che questi ultimi erano qualitativamente molto inferiori. Inoltre, ho avuto modo di capire che i Tg italiani molto spesso, invece di informare, trasmettevano propaganda politica. Il quarto e ultimo motivo è che, in base a ciò che ho potuto vedere in tanti anni, sono l’unica persona veramente interessata a dare agli italiani un vero telegiornale e sono convinto di avere la credibilità necessaria e la competenza tecnica per farlo.

Ho menzionato prima che nella mia lettera al CdA Rai, ho sottolineato di essere un professionista “politicamente indipendente”, pur sapendo che più che un vantaggio, potesse costituire un problema per l’ingresso alla Rai, azienda storicamente legata ai partiti.

Proprio per questo, credo che se si desiderasse un cambiamento effettivo, è indispensabile che il nuovo Direttore del TG1 sia politicamente indipendente ma anche molto competente dal punto di vista tecnico.

Io sono convinto che questa sia la contraddizione principale del sistema, e ritengo che la mia candidatura offra l’opportunità per affrontarla in maniera trasparente e risolta, una volta per tutte. Non è un mistero che i direttori dei tg Rai – nonché la quasi totalità dei giornalisti – vengono assunti in base all’affiliazione politica e, quindi, sanno che per fare carriera devono curare gli interessi dei loro “sponsor” politici. In verità, l’aspetto più grave di questa situazione sta nel fatto che i tg Rai trasmettono propaganda invece di informazione.

Inoltre, dal punto di visto tecnico, i tg della Rai sono qualitativamente scadenti perché non c’è nessuno in grado di produrre un servizio conforme allo standard qualitativo giornalistico/tecnico dei principali telegiornali mondiali, vedi BBC, CNN, Al Jazeera, tanto per fare alcuni nomi. Invece di essere costruiti con immagini e interviste girate appositamente e poi abbinate a un testo strettamente collegato, per poi essere montati con cura, i servizi sono costruiti con un testo copiato da un agenzia ANSA o del televideo che viene illustrato con una “spruzzatina di immagini” – questo è il gergo tecnico usato dai colleghi della Rai –  cioè un montaggio approssimativo di immagini generiche e d’archivio.

Se chiedeste ai colleghi giornalisti delle grandi reti mondiali cosa pensano dei tg Rai, vi direbbero che nessuno delle persone che ci lavorano, direttori compresi, potrebbe durare più di mezz’ora in un vero telegiornale.

Mi permetto di sottolineare il fatto che la maggioranza dei direttori del TG1 nell’ultimo ventennio provenivano dalla carta stampata. All’estero sarebbe impossibile anche soltanto pensare a una cosa del genere in quanto tutti sanno che il direttore di un telegiornale deve avere ampie conoscenze tecniche e grande esperienza nel campo del giornalismo televisivo. Tanto per essere chiari, nominare un giornalista che proviene dalla carta stampata a dirigere un telegiornale è equivalente, nel campo dei trasporti, a mettere un camionista a pilotare un jumbo jet. Di sicuro, io scenderei da quell’aereo. In fondo, questa è la dimostrazione lampante che nessuno si è mai preoccupato del fatto che il TG1 dovesse essere un buon telegiornale; ai politici e ai loro rappresentanti in Rai, interessava soltanto mettere al comando qualcuno ritenuto “affidabile” e cioè che sarebbe stato disposto a proteggere gli interessi del proprio sponsor politico.

Sono convinto che questa informazione scadente abbia avuto conseguenze nefaste sulla vita del Paese in quanto, come ho sottolineato prima, esiste un nesso strettissimo tra la democrazia e una buona informazione. Infatti, se confrontassimo la qualità dell’informazione trasmessa dai tg Rai con quella della BBC o di altri emittenti pubbliche straniere, vedremmo subito che è un confronto insostenibile. Dato che i tg Rai non sono prodotti per tutelare gli interessi dei cittadini dobbiamo concludere che gli italiani vengono defraudati di un bene prezioso.

E’ indubbio che l’attuale situazione politica italiana dipende anche, in larga misura, dal fatto che, in questo Paese, ai cittadini è sempre mancata una buona informazione, in particolar modo quella televisiva. Questo è un punto fondamentale perché la televisione resta la principale – quando non l’unica – fonte d’informazione per la maggioranza dei cittadini italiani. Ovviamente, è questo il motivo per cui i partiti o il governo hanno sempre voluto sistemare una persona ritenuta “affidabile” politicamente alla Direzione del TG1: chi controlla la “linea editoriale” del TG1, controlla la possibilità di formare l’opinione pubblica in questo Paese.

Vorrei che fosse chiaro che, secondo me, per quanto concerne l’informazione, non c’è mai stata un’età d’oro della Rai e la situazione attuale non è solo colpa di Minzolini, tanto per capirci.

A questo riguardo, vorrei sottolineare che il problema di fondo nel giornalismo italiano è la mancanza di onestà e non la carenza tecnica. Anche qualora i telegiornali italiani fossero tecnicamente perfetti – e non lo sono – resterebbero comunque faziosi.

La situazione giornalistica italiana è una conseguenza del fatto che quando, negli anni Cinquanta, nacque la televisione, il telegiornale della Rai, l’azienda di Stato, venne prima considerato l’organo ufficiale del governo e, successivamente, come avvenne per ogni altro ministero o industria di proprietà dello Stato, diventò preda dei principi della “lottizzazione”. Gli incarichi dirigenziali, come tutti gli altri posti di lavoro nelle reti televisive della Rai, vennero suddivisi fra i tesserati o gli aderenti dei principali partiti politici, e i tre telegiornali diventarono gli organi ufficiali dei tre partiti principali.

Il giornalismo televisivo non ha subito miglioramenti dopo la nascita della televisione commerciale. La televisione commerciale si è sviluppata senza alcuna regolamentazione e il principale gruppo televisivo privato, Mediaset (in origine, la Fininvest), è cresciuto in modo abusivo, grazie all’appoggio e al patrocinio di alcuni partiti politici, in particolar modo il partito socialista. L’informazione televisiva prodotta da Mediaset dapprima ha ricalcato il modello Rai e successivamente, dopo la caduta della Prima Repubblica e la scomparsa dei vecchi partiti, è stata utilizzata per promuovere gli interessi di Forza Italia, il partito fondato dal proprietario del gruppo, Silvio Berlusconi, che l’ha utilizzato come il braccio politico della sua azienda.

Ecco, io vorrei proporre un modello d’informazione alternativa a quello “tradizionale”, io vorrei dirigere un telegiornale al servizio dei cittadini.

Insisto sul fatto che la riforma che propongo ha un unico obiettivo chiaro: fare un telegiornale onesto, al servizio dei cittadini.

Nella pratica, come prima cosa, vorrei recuperare quei buoni giornalisti che al TG1 (o negli TG Rai) ci sono e che sono stati emarginati dai direttori precedenti perché non erano disposti a produrre propaganda. Io potrei insegnare a tutti come si producono servizi televisivi di ottima qualità e vorrei creare una struttura efficiente, paragonabile ai migliori tg esteri, dove i giornalisti e i tecnici potessero essere orgogliosi del proprio lavoro. Qualora fosse possibile assumere nuove persone, vorrei che queste venissero scelte sulla base dei meriti effettivi e, quindi, cercherei persone capaci e desiderose di diventare “veri” giornalisti. Credo che un telegiornale siffatto potrebbe diventare una specie di bottega rinascimentale e costituire un punto d’attrazione per i migliori giornalisti televisivi e i migliori documentaristi italiani e un luogo dove i giovani italiani potrebbero imparare il nostro bellissimo mestiere. Questa è una proposta semplice, che per l’Italia sarebbe rivoluzionaria.

In conclusione, sono convinto di essere avere tutte le qualità necessarie per ricoprire il ruolo. Come già detto sono politicamente indipendente, ho una lunga esperienza ai massimi livelli del giornalismo televisivo mondiale, e sono in grado di formare il personale giornalistico e tecnico e, quindi, di valorizzare il personale della Rai. E, visto che nei Tg italiani non c’è nessuno che sappia come si confeziona un servizio conforme allo standard qualitativo internazionali, la mia esperienza di formatore potrebbe essere molto utile nel momento in cui volessi adeguare i metodi di produzione italiani a quelli esteri. Io vorrei dare ai giornalisti Rai la possibilità di fare un buon telegiornale e vorrei fare in modo che l’espressione “TG1 Rai” acquisisca la stessa valenza di “BBC News”; ovvero un telegiornale onesto e di buona qualità.

Sono convinto che sarebbe nell’interesse dei cittadini italiani che una questione d’indubbio interesse pubblico quale, a tutti gli effetti, è la mia offerta al CdA Rai, venisse esaminata trasparentemente e obbiettivamente: io non chiedo favori a nessuno, chiedo soltanto che la mia candidatura sia esaminata sulla base del merito.

Sono certo che il futuro del Paese dipenda dal fatto che vengano o meno effettuati alcuni importanti cambiamenti nel modo di gestire il sistema, primo fra tutti la scelta del merito come criterio per decidere l’assegnazione di importanti incarichi dirigenziali e, in generale, l’assegnazione dei posti di lavoro nel settore pubblico. Anche per questo, sono convinto che la mia iniziativa possa funzionare come una cartina di tornasole che riveli se stia avvenendo o meno un cambiamento reale. Se il CdA della Rai fosse persuaso a prendere in considerazione la mia candidatura sotto l’occhio attento dell’opinione pubblica, potrebbe anche arrivare alla conclusione che una mia nomina sarebbe vantaggiosa per tutti: per i giornalisti della Rai, per l’azienda pubblica e, più di tutto, per i cittadini.

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