Sei qui:  / Articoli / Informazione / Lavoro giornalistico e precarietà. Si dimette per protesta direttore Canale8

Lavoro giornalistico e precarietà. Si dimette per protesta direttore Canale8

 

In 8 minuti di editoriale, Gaetano Gorgoni, ex direttore di Canale 8, saluta i suoi telespettatori e spiega le drammatiche ragioni delle sue dimissioni. È il primo giornalista a farlo in Italia. Il primo a dimettersi contro le scelte di un editore che non paga i dipendenti da 8 mesi…

Il primo a ribellarsi contro la volontà di chi scarica la crisi e le politiche editoriali sbagliate ancora una volta sui giornalisti. Il primo a dire chiaramente che se il lavoro non è retribuito non può esserci né indipendenza né qualità dell’informazione.

“Dopo oltre cinque anni alla guida del telegiornale di Canale 8- dice Gorgoni– in qualità di direttore responsabile, e quasi otto anni di conduzione degli approfondimenti televisivi per questa emittente, sono costretto a rassegnare le dimissioni per giusta causa, irrevocabili e a effetto immediato, allo scopo di tutelare la mia dignità professionale e la mia storia di operatore dell’informazione”.

Un gesto eclatante, che ha fatto molto rumore..
Non bisogna abbassare l’attenzione. Spero che quello che ho fatto non sfumi nel giro di due giorni. Qui in Puglia ho ricevuto moltissima solidarietà. Come nel resto d’Italia. Unico neo: la Gazzetta del Mezzogiorno ha pubblicato due righe del comunicato di Assostampa (senza metterle in evidenza e relegandole in fondo al taglio basso di una delle ultime pagine), solo nell’edizione che viene pubblicata nel Salento. Quando ho chiamato per chiedere spiegazioni, il direttore mi ha detto che quelli della redazione del Salento non si erano accorti in tempo della notizia. Salvo poi, il giorno successivo, intervistare l’editore dell’emittente concorrente di Canale 8, che si lamentava del digitale. Nessuna cronaca del mio gesto, tutto marginalizzato: stessa scelta per il Corriere del Mezzogiorno.
Eppure quello che è successo a Canale 8 non è un episodio isolato. Il direttore di Antenna sud mi ha contattato esprimendomi la sua solidarietà e dicendo che anche lei ha dovuto affrontare gli stessi problemi. Purtroppo c’è ancora tanta paura. Alcuni editori sono una lobby consolidata e solidale. Quindi molti colleghi delle tv leccesi latitano.  Bisogna organizzarsi e smettere di chinare il capo.

Ha parlato di precarizzazione del lavoro giornalistico. Come si fa a vigilare su situazioni come quella di Canale 8?
Devono intervenire i controlli dell’Ordine e anche la politica deve fare la sua parte. Un giornalista che lavora per 300 euro al mese distrugge il mercato. E la gente questo non può saperlo. Ma la politica è corresponsabile perché i soldi per finanziare le tv private arrivano da lì. Il presidente della mia regione, Nichi Vendola lo sa. I contenitori politici arricchiscono solo gli editori, arrivano soldi per le campagne sui rifiuti o per promuovere iniziative e dibattiti. Ma ai dipendenti non arriva un euro. L’unico che in teoria dovrebbe guadagnare è il direttore responsabile. A lui sono costretti a fare il contratto. La politica che chiude gli occhi su queste situazioni è connivente. Potremmo parlare di “concorso di colpa” nello sfruttamento del precariato.

Come si alimenta questo meccanismo?
Gli editori sfruttano sempre di più i ragazzi appena usciti dalle università. Stage gratuiti e i giornalisti professionisti restano fuori. C’è una giungla di siti online e emittenti private dove moltissimi colleghi o aspiranti tali lavorano gratis. Quindi i posti di lavoro ci sono.  La disoccupazione è solo una conseguenza dello sfruttamento, vogliono farci credere che sia così. In realtà la richiesta di informazione continua ad aumentare, mentre i posti diminuiscono. Quando ho cominciato 15 anni fa non era così. Basterebbe fare dei controlli più approfonditi. A parte il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino e il collega di Assostampa Raffaele Lo Russo, io vedo, da parte dei colleghi che siedono negli enti di categoria nella mia regione, un totale disinteresse per queste situazioni. Eppure basterebbe poco. Un controllo e la denuncia per esercizio abusivo della professione.

Stage, esercizio abusivo della professione, i pensionati in redazione…
Sai cosa è successo subito dopo le mie dimissioni? È venuto un collega dell’Ordine a dirmi: ”Senti ci sono problemi se al tuo posto arriva un pensionato a dirigere Canale8?”. E io gli ho risposto:”Ma dopo tutto quello che è successo, non ti vergogni a chiedermi una cosa di questo tipo?”. Il primo direttore che arriva e viola le norme della Carta di Firenze lo denuncio. È una lotta culturale e io ho deciso di combatterla fino in fondo. È necessario mettere anche rappresentanti dei precari all’Ordine a al Sindacato e avvicinare tutti i colleghi alle nostre problematiche. Ci stanno scippando il futuro e tutto questo avviene perché per anni nessuno ci ha tutelato. Pensano alle scuole di giornalismo o ai loro piccoli privilegi. Ma la battaglia per ridare dignità a questo mestiere passa attraverso altri fronti. Quello della Carta di Firenze e della legge sull’equo compenso per esempio.

Cosa è successo in questi 5 anni a Canale 8?
Un tira e molla lunghissimo. Per anni sono andato dall’editore a chiedere di fare i contratti Aeranti Corallo. A dirgli di vendere in mancanza delle condizioni per continuare. Una guerra psicologica per salvare il salvabile. Ho chiesto la nomina di un vice-direttore. C’è stato anche un controllo dell’Inpgi, in seguito al quale hanno sbattuto fuori i giornalisti. Una situazione drammatica, con colleghi che non sapevano nemmeno come trovare i soldi per pagare l’affitto o mangiare. Di fatto lo scopo della società era ridurre al minimo i costi. Partendo dalla riduzione del personale. In un anno siamo passati da 10 giornalisti a zero. Sei lavoravano in redazione. Dopo aver mandato via tutti hanno preso persone non iscritte all’albo. Fino all’epilogo di questi giorni: in redazione, dopo 8 mesi senza stipendio, si sono rifiutati tutti di lavorare. Io ho ritirato la firma. A questo punto aspetto che intervenga anche il Corecom, perché i canali locali, secondo la legge Mammì, hanno l’obbligo di trasmettere il Tg ogni giorno. Da quando sono andato via, invece, non va più in onda, perché non hanno ancora trovato qualcuno disposto a mettere la firma e le due ragazze (non iscritte all’Ordine) rimaste in redazione, si sono rifiutate di fare un Tg senza la firma di un direttore.

Il suo editore ha collezionato una serie molto lunga di violazioni..
Una situazione ai limiti della legalità: i redattori e le lettrici della mia redazione venivano inquadrati dall’editore con la Mega.com (società concessionaria di pubblicità), con contratti a progetto ( anch’io nei primi due anni di direzione avevo questo tipo di contratto), poi mi hanno fatto passare su Tv Italia (concessionaria delle frequenze televisive sull’analogico) e qui mi hanno fatto firmare un contratto a tempo indeterminato ( era il dicembre 2008), ma part-time (32,5 ore). Quindi, ero un direttore part-time, senza un vice, ma costretto a controllare un palinsesto di 24 ore. In più in questi anni hanno trattenuto anche il nostro rimborso del 730 e non hanno pagato l’affitto dei locali dai quali trasmettevamo. Sta indagando la finanza.

Cosa farà ora?  
Ora sono disoccupato. Sto cercando, anche se dopo 15 anni da giornalista questo gesto così forte mi ha reso sicuramente un emarginato. Per quanto riguarda Canale8 ho fatto vertenza. Tutti abbiamo deciso di farla. E sai cosa ha detto l’editore? “Da me non avrete una lira”. Si sentono intoccabili, perché molti aspetti illegali di queste vicende sono coperti dalla politica. Ma la cosa più grave resta l’indifferenza. Il problema del lavoro a costo zero riguarda l’intero sistema democratico. Per questo chiamo in causa le responsabilità della classe politica. Ci deve essere un moto di dignità da parte di tutti. I colleghi devono rifiutarsi di lavorare gratis, o gli editori troveranno sempre il “morto di fame” da ricattare e far lavorare da schiavo. E allora non ne usciremo mai.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE