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Menti raffinatissime

 

Menti raffinatissime e già… ma chi sono e soprattutto cosa vogliono. In questi giorni c’è stata l’ennesima polemica per le intercettazioni che hanno coinvolto il Quirinale. Si é sentito e letto di tutto, a favore e contro. Stavolta occasione scatenante è stato l’articolo di Panorama sul presunto contenuto delle stesse. Corazzieri  di complemento, fans di Berlusconi e giustizialisti a’ la  carte, se le sono dette di santa ragione spesso in disprezzo non solo del diritto ma anche del buon senso.  Non vorrei aggiungere anche un mio piccolo sermone, però la penna mi chiama e non riesco proprio a sottrarmi.

1. In Italia l’unico comparto economico che cresce è quello della malavita;
2. Sono ripresi gli ammazzamenti delle gang criminali un pò ovunque (es. casi recenti riviera Laziale, Scampia, Calabria);
3. Le forze dell’ordine non hanno neppure i soldi per la benzina;
4. Le migliori menti investigative hanno lasciato o stanno per lasciare i territori più esposti alla criminalità organizzata;
5. La crisi economica aumenta anche la delinquenza cosiddetta minore incrementando il già diffuso sentimento di insicurezza;
6. La droga scorre a fiumi e interessa fasce di utilizzatori sempre più giovani;
7. La criminalità economica è sostanzialmente impunita.

L’elenco potrebbe continuare ma mi limito. Allora cosa ti  aspetteresti dallo Stato: una forte risposta. Invece questi (cioè quelli di cui sopra) litigano. Non una discussione sugli strumenti da mettere in campo per contrastare la violenza criminale, ma polemiche più o meno strumentali.

Se le intercettazioni in questione non hanno nulla di rilevante sulla vicenda della trattativa stato-mafia ma si limitano a riportare giudizi personali del Presidente non devono essere rese pubbliche ne tantomeno deve esserne fatto un riassunto più o meno veritiero. Su questo punto una parola di chiarezza potrebbe dirla la Procura di Palermo. Restiamo in fiduciosa attesa.

D’altra parte, nulla deve rendere meno rigoroso l’accertamento della verità sulla trattativa con la mafia. Questo é un obbligo giuridico e soprattutto morale nei confronti delle vittime. La proposizione del conflitto dinanzi alla Corte Costituzionale oggettivamente ha creato una deviazione dell’attenzione dal suddetto rigoroso accertamento dei fatti. Qui é mancata la “sensibilità politica” di mettere al primo posto l’interesse alla verità.  Con l’ulteriore risultato che organi di stampa e soprattutto di governo si sono dimenticati del disastro criminale che infetta il nostro paese. Alla fine sono da sempre le stesse cose che ci mancano: giustizia sociale e sicurezza.

Centocinquantanni di nazione passati invano? No, non é così. L’Italia non é solo questo, l’Italia sono i giovani di Napoli o di Palermo, Don Ciotti, le tante organizzazioni che lottano la mafia, i poliziotti e i carabinieri con uno stipendio di fame, alcuni coraggiosi giornalisti e magistrati, gli imprenditori che non si piegano al pizzo, chi, anche al nord, prende coscienza e affronta la delinquenza. Restano illuminanti le parole di Francesco Saverio Nitti che diceva “la criminalità poi non è un fatto congenito al meridione. La delinquenza non segnalata dalle statistiche, il brigantaggio bancario, la spoliazione del pubblico e dello stato spettano in gran parte al nord. Ciò che ha il sud, per prima la piaga della criminalità organizzata, è la conseguenza della mancanza di un vera vita pubblica”.

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