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Lampedusa, chi ha paura del museo delle migrazioni?

 

La data non poteva essere più significativa: ad un anno esatto dagli scontri tra Tunisini esasperati e un gruppo di lampedusani e mentre a Roma, al Museo Pigorini, si inaugurava una installazione di Giacomo Sferlazzo ( responsabile della Associazione Askavusa) e Costanza Ferrini  “La parola è bussola” sul problema delle immigrazioni ignoti appiccavano nottetempo il fuoco ad una delle 3 barche conservate per il costituendo Centro Documentazione e Museo delle migrazioni e dell’accoglienza nel recinto della Casa della Fraternita ( messa a disposizione dal Parroco Don Stefano) danneggiandola gravemente.

Ma , cosa ancora più grave, viene ritrovato dai Vigili del fuoco poco lontano dalla barca un volantino con su scritto “ NO  AI  CLANDESTINI  LIBERI SULL’ISOLA U’ CAPISTI ? …ALLA PROSSIMA … GRUPPO ARMATO LAMPEDUSA LIBERA”

Nei giorni precedenti erano stati denunciati dai cittadini di Lampedusa scassi in abitazioni e furti di motorini ( cosa avrebbero potuto farci con i motorini i 40 tunisini al momento ospiti del CIE dell’isola ?…), alcuni isolani avevano espresso la volontà di costituirsi in ronde armate per vigilare sulla sicurezza dei residenti (!), gruppi neofascisti avevano fatto gravi e allarmanti dichiarazioni contro il sindaco Giusi Nicolini, accusata di non fare abbastanza per la sicurezza dei propri concittadini, insomma tutto l’armamentario tradizionale , ma non per questo meno pericoloso, finalizzato a creare e acutizzare situazioni di contrapposizione e di scontro, tanto più che sono alle porte, in una situazione di incertezza e confusione senza precedenti, le elezioni per l’Assemblea regionale siciliana ( 28 ottobre pv.)

Per chi ha ideato e promosso l’iniziativa del Centro  – l’Associazione Askavusa, che  ha anche recuperato i reperti e avuto in consegna dalla Protezione Civile le 3 barche, la Parrocchia, la Caritas, l’Associazione Migrantes , chi scrive in qualità di responsabile scientifico del progetto– si tratta oggettivamente ( anche se, ovviamente,  chi vive nell’isola e continua ad operare nella direzione di una libera e ordinata circolazione di nativi come di migrantes ne avrebbe fatto molto volentieri a meno) di una conferma della utilità e, direi, necessità di una struttura come quella che si sta cercando di realizzare – come è noto, non un semplice anche se interessantissimo Museo ma un osservatorio per quanto possibile in tempo reale di fatti che in troppi e a livelli non solo locali hanno evidentemente interesse a che non ne resti traccia di nessun tipo: naturalmente  è  ferma intenzione di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Centro e più ancora della buona convivenza civile anche tra popoli di etnie diverse di opporsi in tutti i modi consentiti dalle vigenti normative in materia di sicurezza.

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