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Il futuro di Assange e lo scontro diplomatico

 

La vicenda di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, mette in crisi i rapporti diplomatici tra Ecuador, Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti.  ‘Incoraggiato’ dalla telefonata tra un alto esponente del Foreign Office e l’ambasciatore ecuadoregno a Londra l’Ecuador sembra disposto a continuare i negoziati sul destino di Assange e in particolare a consentirne l’estradizione in Svezia. Ma solo se Svezia e Gran Bretagna si impegneranno a non permettere che l’australiano sia a sua volta estradato in altri paesi e in particolare gli Stati Uniti.
La disponibilità di Quito, trapelata da fonti diplomatiche ecuadoriane, è stata data nonostante la ‘minaccia’ del Foreign Office di arrestare il padre di Wikileaks mentre si trova in ambasciata a Londra e la presenza ‘intimidatoria’ di una cinquantina di agenti della polizia britannica attorno alla sede diplomatica di Knightsbridge.

‘Il Foreign Office ha chiamato l’ambasciatore per confermare che ha ancora la volontà di negoziare, così parliamo’, ha detto la fonte al Guardian: ‘Nei negoziati l’Ecuador si è detto pronto ad accettare un impegno britannico e svedese che, una volta che Assange avrà incontrato la magistratura svedese, non sarà estradato in un paese terzo, e nello specifico gli Stati Uniti’. Questa, secondo la fonte diplomatica ‘potrebbe essere una via di uscita’.

Ieri il Foreign Office aveva contattato l’ambasciata dell’Ecuador chiedendo di ‘smorzare i toni della retorica’, una richiesta che aveva fatto seguito all’invito analogo rivolto al ministro degli esteri britannico William Hague dal primo ministro David Cameron in vacanza in Spagna.

Intanto è in programma per venerdì  a Washington la riunione dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione degli Stati Americani (Oas) per discutere della situazione di impasse tra Regno Unito ed Ecuador sul caso di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks rifugiato da due mesi nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Lo riferisce una fonte ecuadoriana da Washington chiedendo che i ministri degli Esteri dei Paesi dell’Oas, una trentina di nazioni, prendano in considerazione “le minacce esplicite del governo britannico” contro Assange.

La storia va ricordata. Dal 19 giugno scorso, Assange si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Quito gli ha concesso l’asilo diplomatico, ritenendo che la sua vita sarebbe in pericolo se venisse estradato in Svezia, dove è ricercato per un duplice stupro. La Gran Bretagna da parte sua insiste perchè Assange le sia consegnato per estradarlo a Stoccolma. Il fondatore di WikiLeaks teme che dalla Svezia verrebbe poi trasferito in un secondo tempo negli Stati Uniti, per rispondere del reato di spionaggio dopo la divulgazione attraverso il suo sito di decine di migliaia di documenti diplomatici americani.

Non è invece morbido con il governo ecuadoregno il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt. Si è detto oggi indignato per la posizione assunta dall’Ecuador nei confronti del sistema giudiziario svedese sul caso Assange.
‘E’ inaccettabile’, ha dichiarato Reinfeldt all’agenzia di stampa svedese TT commentando la posizione di Quito secondo cui i diritti della difesa non sarebbero rispettati in Svezia (dove Assange sarebbe dovuto essere estradato) e quindi l’Ecuador è stata costretta a concedere l’asilo al fondatore di Wikileaks.

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