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Costa, Antiochia, Cassarà: abbiamo meritato questi eroi?

 

E’ torrido quel 6 agosto 1985. Il Commissario Ninni Cassarà ha telefonato alla moglie: “Laura sto arrivando, saluto i bambini”. E’ nata da poco la terza figlia. Esce con l’alfetta blindata e tre agenti dalla “mobile” di Palermo. Al suo fianco Roberto Antiochia, 23 anni umbro, uno dei suoi uomini migliori che cedendo alle preoccupazioni dell’anziana madre ha ottenuto da poco il trasferimento a Roma dove sta per sposarsi con Cristina. Ma il 28 luglio la mafia ha ucciso Beppe Montana, suo capo della “catturandi”, amico e braccio destro di Cassarà. Ha preso l’aereo, salutato appena i suoi cari, ed eccolo lì per scovare gli assassini di “Bebbe” e stare vicino a “Ninni” in pericolo. L’auto sfreccia guardinga. Arriva nel cortile, rallenta, si ferma. I quattro poliziotti si guardano attorno: tutto sembra tranquillo. Ma nell’ammezzato di fronte è in agguato quasi una nazionale di mafia a cui ogni cosca ha voluto dare il suo killer. Nessuno ha visto e sentito nulla. Come sempre. I quattro “Servitori dello Stato” scendono. Trecento colpi di kalashnikov alle 14,30 fermano il sole, per sempre. Roberto e Ninni sono crivellati in una pozza di sangue, le mani tese vanamente a proteggersi. Un agente si salva, un altro rimane ferito. Laura con la bimba in braccio dall’alto vede, urla, si precipita, bussa alle porte vicine, trova difficoltà a che le aprano. Abbraccia Ninni morente con vicino Roberto.

Il 6 agosto del 1980 la mafia aveva ucciso il procuratore capo di Palermo Gaetano Costa a cui Ninni Cassarà aveva consegnato il primo “rapporto dei centossessantadue”, base importante anche per il “pull” di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Durante il maxiprocesso da loro istruito apparirà esile e potente ”mamma Saveria Antiochia” che gridato il suo sdegno ai politici imbelli da Roma si trasferisce a Palermo come parte civile. Non mancherà un’udienza. I suoi occhi implacabili cercheranno nelle gabbie quelli dei mafiosi assassini che non reggono lo sguardo. Grazie a Ninni, Roberto, Costa, Falcone, Borsellino e a tutti gli eroi di legalità e di giustizia uccisi dalla mafia. E la cosiddetta “trattativa”? ogni risposta è scritta nel loro sangue.
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