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Bombe contro il cambiamento

 

Le avvisaglie  c’erano già tutte, un clima elettrico, in Puglia ed in Italia :una malavita, locale e organizzata a livello nazionale, che si muove per resistere e per cercare nuovi punti di  riferimento. L’ultimo attentato in Puglia era avvenuto il 4 maggio scorso, 15 giorni fa a Mesagne, pochi chilometri da Brindisi. La malavita aveva fatto saltare l’auto di Fabio Marini,35 anni, presidente del comitato antiracket di Mesagne. Era appena tornato da Brindisi dove aveva partecipato alla chiusura della campagna elettorale per le elezioni comunali. Appena rientrato in casa, sente il boato e la sua macchina,appena guidata, salta per aria. Un chiaro segnale: Mesagne non è un paese qualsiasi: è la patria della Sacra Corona Unita, di prima e di seconda generazione,dal fondatore Pino Rogoli a Massimo Pasimeni e Antonio Vitale. Tutti in carcere: ma gli affiliati sono fuori ed agiscono. Perché Mesagne,come Brindisi, è anche città di antimafia praticata, nel comune e nelle strade , nelle scuole, nell’associazionismo.

I mafiosi, locali e nazionali, vivono di estorsioni ed investono in case,ditte e terreni. Per questo dà fastidio la mobilitazione popolare e culturale, l’attenzione negli appalti e soprattutto la confisca dei beni ai mafiosi: non sopportano i mafiosi non solo la confisca, ma l’adesione popolare, soprattutto dei giovani, alle confische stesse ed alla produzione  di olio,vino ed altro sulle terre solo sottratte. Per questo per ben due volte, nel 2006 e poi bel giugno 2008, avevano cercato di incendiare le vigne e gli ulivi della Cooperativa di Libera Terra, di  Torchiarolo. Ed ogni volta le scuole ed i cittadini della zona, Mesagne in testa, avevano reagito. E di Mesagne  era Melissa, la giovane ,purtroppo morta nell’attentato di questa mattina alla scuola Morvillo Falcone,una delle scuole più attive culturalmente nella zona; e si sa che la cultura è nemica delle mafie.

La scelta della scuola come obbiettivo mafioso, è un salto di qualità  nella strategia mafiosa. Non era mai accaduto: saranno gli investigatori a dirci a che livello mafioso è da collocare questa bomba ,perché il tipo di esplosivo ed innesco, parlano: se c’è  anche un telecomando,oltre al timer, significa che  a guidare la mano assassina c’è una organizzazione complessa ed ad alto livello;se ci fosse stato solo un timer,il gruppo potrebbe essere più locale. Di certo è più che simbolico il fatto che la scuola fosse intitolata a Francesca Morvillo ed a  Giovanni Falcone,esplosa a 4 giorni  dalle celebrazioni del ventennale di Capaci. E comunque  questo grave attentato colpisce chi più di altri, oggi in Italia,si mobilita contro le mafie, con Libera ed altre associazioni.

Sono i giovani e le scuole,il patrimonio italiano:così come,in passato le strategie mafiose colpirono altri patrimoni italiani: i magistrati ed il senso di giustizia e legalità nel 1992 con Falcone e Borsellino, i monumenti storici ed artistici,come la sera del 27-28 luglio 1993,alla Galleria d’arte di Via Palestro a Milano, a San Giovanni in Laterano ed a San Giorgio in  Velabro a Roma , e prima ancora in Via Fauro a Roma,il 14 maggio 1993 ed in Via dei Georgofili a Firenze,il 27 maggio di quello stesso anno.

Allora come oggi, l’Italia viveva un periodo di incertezza e di cambiamenti politici,in una crisi economica  che colpiva a tutti i livelli, sempre alla vigilia di appuntamenti elettorali importanti e mentre il quadro politico cambiava con vecchi partiti che sparivano e nuovi formazioni si preannunciavano. Un clima elettrico dove le organizzazioni criminali cercavano nuovi referenti politici ed affaristici, nel territorio e nelle istituzioni. Allora come oggi mandavano segnali segnati da bombe e morti. Prima il silenzio,poi l’esplosivo. Non è un caso che a Palermo, due domeniche fa, nessun detenuto che ne avesse diritto abbia votato al carcere dell’Ucciardone . Una domanda precisa a chi doveva rispondere.

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