Il 25 novembre bisogna scendere in piazza tutte e tutti contro la violenza sulle donne
Ken Loach e la politica assente
“Adesso basta!”. La piazza del lavoro e dei diritti
Il diritto di sciopero è la Costituzione
Un sabato di passione politica e civile
Enrico Zucca: un magistrato innamorato della Costituzione
La Spagna che brucia e la democrazia in pericolo
Solidarietà attiva a Ilaria Cucchi
Report e la Costituzione obiettivi dello stesso attacco
Fellini, anatomia di un genio
Da Genova a Bruxelles: vorrei candidarmi in nome dei diritti umani (seconda parte)
Genova, la vergogna e la giustizia
Privatizzare la sicurezza non ci garantirà alcun diritto
L’Occidente non può censurare il pensiero critico
La Palestina ha il diritto di esistere
Se la Polonia prova a voltare pagina
Bisogna stare attenti anche a scambiare Tusk per un progressista: non lo è per nulla. E guai a pensare che siamo tornati ai tempi di Solidarność e delle speranze che, nel bene e nel male, seppe accendere nella popolazione. Il pensiero progressista è ben lontano dal tornare al potere in Polonia. Diciamo che l’alta partecipazione democratica, oltre il 72 per cento, un dato confortante, specie se comparato alla diserzione cui assistiamo ormai in Italia, e la voglia di cambiamento e di riscatto delle nuove generazioni hanno fatto la differenza, regalandoci una prospettiva meno sconfortante e la possibilità di credere ancora in un sistema fragile e appannato, sempre più ostaggio di spinte distruttive e in preda a una disillusione collettiva che, non di rado, si trasforma in sconforto e desiderio di minare alle fondamenta la nostra casa comune.
