Calma e gesso. Facciamo un po’ ordine. Cosa sappiamo dell’attentato a Sigfrido Ranucci ?
Sappiamo che gli inquirenti hanno individuato i presunti esecutori materiali. Hanno individuato il presunto mandante, Valter Lavitola.
Hanno individuato il presunto tramite tra mandante ed esecutori, e per questo lui stesso viene indicato come ulteriore mandante.
Appare superfluo, ma viste alcune ricostruzioni giornalistiche e alcune allusioni politiche, meglio ribadire: Ranucci è vittima, parte lesa. Una bomba è scoppiata sotto casa sua, distruggendo auto. È bene ricordarlo.
Ranucci poi ha ribadito in più occasioni di essere “amico” di Lavitola. E ha ricordato che Lavitola è stato oggetto di inchieste, ma anche fonte, e poi diventato amico.
Proprio per la sua amicizia, Ranucci afferma questo di avere dubbi sulle sue responsabilità e – comunque – di essere sicuro che non avrebbe mai fatto del male a lui e alla sua famiglia.
E allora chiariamo: io non sceglierei come amico una persona con il curriculum di Lavitola.
Non andrei a cena con lui nel suo locale né altrove, men che meno lo inviterei a casa mia, se non come fonte di irrinunciabili notizie giornalistiche di interesse pubblico.
Se così stanno i fatti, ritengo molto grave questo clima di sospetto che si sta creando intorno a Ranucci.
Leggendo alcune ricostruzioni e dichiarazioni politiche, sembra quasi che ora sotto indagine, o anzi già a processo, ci sia lui. Anzi è già condannato.
Ovviamente, nessuno ha il coraggio di esplicitare l’accusa a lui fino in fondo: solo un fetido venticello di calunnia.
Questo clima di allusioni è irresponsabile. Pericoloso. Ricordo che Ranucci è sotto scorta da anni. E non certo per minacce di Lavitola.
E ricordo anche che uno dei metodi tradizionali utilizzati per isolare e rendere vulnerabile un giornalista minacciato è sempre stata la delegittimazione.
Sia chiaro: se qualcuno ha elementi per affermare che in questa vicenda Ranucci abbia avuto un ruolo non solo di vittima, ha il dovere di pubblicarli. Dovere. Nell’interesse pubblico.
Evitando le vie vigliacche di “se fosse applicato il metodo Report, allora…”.
Se lo condividi, fai ammenda per gli attacchi fatti in passato.
Se non lo condividi, allora non lo usi come vile espediente retorico per fare insinuazioni.
Per ciò che oggi si sa, Ranucci è stato vittima di un attentato.
E se, alla fine di questa storia, sarà acclarato che il mandante dell’attentato è stato Lavitola, è stato tradito da quello che riteneva un “amico”. Altro oggi non c’è.
Tutto il resto è sospetto. Insinuazione. Che rischia di delegittimare, e isolare, un giornalista investigativo che è costretto a vivere sotto scorta.
Quindi, mi auguro che la macchina del sospetto venga spenta. E giornalisticamente si indaghi per cercare tutta la verità sull’attentato.
Pubblicando tutte le notizie trovate. Tutte. Documentate. Senza fare sconti a nessuno.
