Giornalismo sotto attacco in Italia

Nel dopo Telemeloni avremo casi di onestà e sincerità come in Ungheria?              

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Nell’attacco frontale che il potere di destra, ovunque governi, sferra regolarmente alla libera informazione, a volte si apre uno spiraglio che induce almeno alla speranza. È accaduto in Ungheria dove alcuni dirigenti e giornalisti della televisione pubblica, caduta la ‘democrazia illiberale’ imposta da Orban, hanno sentito il dovere, dettato esclusivamente da onestà umana e professionale, di chiedere scusa agli utenti per le troppe bugie spacciate per verità nei sedici anni dello strapotere di Orban.

Un esempio che sarà seguito? Chissà, speriamo. Certo è che se riusciremo finalmente a liberarci di Telemeloni e della corte dei miracoli della presidente del Consiglio, assemblaggio di servi sempre pronti ad esaudire ogni suo desiderio, dichiarato o anche solo lasciato intuire, speriamo di assistere allo stesso sussulto di onestà dei colleghi ungheresi.

Non siamo in  grado di dire se dovranno essere confessate chissà quante bugie dette per nascondere verità altrimenti palesi. Siamo invece certi che dovranno essere resi pubblici meccanismi e responsabilità che hanno portato e stanno portando alla demolizione della Rai/servizio pubblico.

Altro che ‘editto bulgaro’, l’ordine che Berlusconi diede da Sofia per cacciare tre ‘mostri sacri’ della Rai come Biagi, Santoro, Luttazzi.

La dirigenza scelta dal potere meloniano ha sistematicamente minato dalle fondamenta culturali e progettuali la principale azienda culturale del Paese per impoverirla e progressivamente indebolirla sul mercato. Mai dichiarazioni ufficiali,  solo azioni che hanno reso inevitabile il dissanguamento di molte risorse fondamentali, umane e programmatiche. Facile ricordare i Saviano, i Fazio, le Littizzetto, più difficile custodire gelosamente le frasi utilizzate dall’Amministratore Delegato, Rossi, per smantellare Rai 3 e motivarne la scelta.

E che dire del vertiginoso calo di ascolti? Qualunque azienda privata avrebbe cacciato a calci nel sedere i responsabili del disastro. Rossi e company sono intoccabili, anzi possono tranquillamente autocelebrarsi senza che alcuna autorità politica di governo rivendichi lo status di servizio pubblico, non privato della Rai.

Non sappiamo se le prossime elezioni politiche spazzeranno via Meloni come Orban, così come la coorte di ministri impresentabili che la accompagnano. Ma se, come tutti i democratici si augurano, questa possibilità si realizzerà, dopo aver ripulito le stanze occupate dai servi, avremo anche noi la fortuna di assistere ad un attacco di sincerità e di onestà come è accaduto in Ungheria? Sarebbe una decisiva riconquista di credibilità da parte del mondo della comunicazione.


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