Da molto tempo Report e Sigfrido Ranucci sono nel mirino. La trasmissione di informazione più gradita del servizio pubblico è un pugno nello stomaco all’Italia della destra e dell’omologazione culturale. Generalmente, accade che i rapaci aspettino il momento in cui la vittima designata ha qualche difficoltà. Come da manuale, arriva la vicenda di Lavitola, implicato in varie storie non commendevoli e condannato. Ci auguriamo che si chiariscano lati oggi oscuri di una storia terribile. Ma è evidente che si intende far passare un grandissimo giornalista coraggioso per colpevole. Se si usasse il metro delle amicizie, non basterebbe un’intera isola per accogliere i reprobi. Tuttavia, qui c’è del marcio ed è partita l’offensiva contro Report. Questa è la contraddizione principale, avrebbe detto Mao Tse-Tung (non si spaventino i moderati, è morto da tempo). Ci aspettiamo di conoscere le cose e vanno rifuggite le chiacchiere improvvisate. Rispettiamo inchieste e magistrati. Il retrogusto amaro, però, è di essere al cospetto di qualcosa che attiene al potere, a quello segreto.
