Erdogan ha donato ai capi di stato presenti al vertice di Ankara una pistola con il loro nome inciso e una scatola di munizioni. Non si tratta solo di un regalo di cattivo gusto. È molto di più: è la sfrontata ammissione di un pensiero, o meglio del pensiero dominante che attraversa l’Europa che si riconosce nella Nato: la forza delle armi come strategia politica.
La corsa al riarmo avrà costi altissimi. Ma nessuno lo racconta ai popoli del continente che hanno eletto questa classe politica. E i costi riguarderanno la salute, l’istruzione i diritti. Portare al 5% del Pil l’investimento sulle armi avrà un impatto devastante sulle economie dei paesi della Comunità Europea nei prossimi 10 anni. Soprattutto per quei paesi come l’Italia che sono ormai a crescita zero.
Ma devastante è il danno culturale di questo “pensiero unico” europeo dal quale si distacca con coraggio la Spagna: l’ineluttabilità della guerra. Sono trascorsi 80 anni e il principio che anima la nostra Costituzione – le controversie internazionali non possono essere risolte con le armi – è sepolto, sostituito dalla forza. Non più il dialogo, la politica, la diplomazia ma le armi. E i popoli tornano ad essere considerati manovalanza bellica, carne da cannone. I poveri soprattutto, perché in questo disequilibrio sociale che attraversa il mondo i ricchi hanno stravinto la “lotta di classe” e governano direttamente la politica oltre che l’economia. La lobby delle armi è lì a dimostrarlo con chiarezza.
Trump piega i suoi alleati. Ma ha ancora un senso chiamarli alleati? Un alleato condivide e collabora alla pari ad un progetto. Trump vuole sudditi, ben supportato dal più suddito di tutti, il capo della Nato Rutte. Insulta l’Europa e i suoi leader, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ne sa qualcosa, ma poi pretende che “paghino” lo scudo Nato (che lui stesso mette ormai in discussione) comprando armi – in gran parte prodotte dagli Usa – a costo di far saltare i bilanci. E meno male che i sovranisti gridavano alla libertà. Nei fatti chinano la testa agli Usa senza fiatare. Lo fa l’intera Europa.
Perché non dire con chiarezza la verità: il vertice di Ankara è stato un mercato delle armi. Da una parte i piazzisti, dall’altra gli acquirenti. Con poche eccezioni di autentica autonomia, dignità nazionale e indipendenza. Purtroppo, non è stato il caso dell’Italia che ancora una volta china la testa sacrificando al 5% che spenderà per le armi i diritti dei cittadini e le legittime aspettative di crescita di un paese che è fermo. Ma è pronto ad armarsi fino ai denti.
