Come in precedenti occasioni ci rivolgiamo ancora a quelle associazioni e organi informativi di cultura politica con i quali intratteniamo da tempo rapporti di collaborazione per avanzare una proposta di appello sul tema fondamentale della difesa della Democrazia Repubblicana.
Occorre far comprendere appieno come il punto centrale del tentativo in atto da parte della destra di modificare la formula elettorale non risiede tanto nella questione della governabilità e quindi della semplice traduzione dei voti in seggi, quanto nel mutamento (per via ingannevolmente surrettizia) della forma di governo parlamentare.
L’indicazione del candidato/a alla presidenza del Consiglio preventivamente richiesta alle coalizioni e alle eventuali liste autonome in occasione delle elezioni legislative generali assumerebbe alcuni significati precisi: 1) il contrasto oggettivo con la Presidenza della Repubblica perderebbe la sua prerogativa essenziale di scelta del Presidente del Consiglio con il rischio di una frattura istituzionale difficilmente sanabile 2) In secondo luogo il collegamento diretto ( e innegabile) tra il candidato presidente del consiglio e il listino di maggioranza (eletto in blocco dalla maggioranza) renderebbe gli eletti con questa formula (non sindacabili perché su lista bloccata) parte (decisiva) del Parlamento direttamente subordinata alla Presidenza del Consiglio (simil stabunt simil cadent).
Se si verificasse il tipo di situazione appena descritta si renderebbe il ruolo del Presidente della Repubblica del tutto superfluo sulla scelta politica più importante spingendo così l’insieme del sistema verso il presidenzialismo di un “eletto del popolo” non intermediato da un voto di fiducia espresso dalle Camere , reso anch’esso superfluo dall’elezione diretta in blocco del listone di maggioranza.
Questo significherebbe il totale rovesciamento dell’impostazione adottata nella Costituente sulla forma di governo superando “de facto” la centralità parlamentare.
Inutile ricordare gli accenti contenuti in questo tipo di impostazione e risalenti alla legge Acerbo del 1924 e al plebiscito del 1929.
.Ci rivolgiamo ancora una volta come in precedenti occasioni a quelle associazioni e organi informativi di cultura politica con i quali intratteniamo da tempo rapporti di collaborazione per avanzare una proposta di appello sul tema fondamentale della difesa della Democrazia Repubblicana.
E’ necessario che nelle forze politiche democratiche e costituzionali non prevalga la tentazione di allinearsi nell’idea di utilizzo di questo marchingegno a fini propri personalistici.
Per questo ci appelliamo alle forze politiche, ai sindacati, ai soggetti associativi allo scopo di aprire un confronto di merito su questo delicatissimo tema.
Le adesioni dovrebbero pervenire per soggetti collettivi e non dai singoli.
(Appello dell’Associazione “Il Rosso non è il Nero” Savona)
