303 lingotti d’oro massiccio per un valore di 40 milioni di dollari. Li ha trovati la polizia a casa di un agente della CIA, il servizio segreto americano. David J. Rush, questo il suo nome, li teneva nascosti insieme a 4 milioni di dollari in contanti e 35 orologi di valore. È stato arrestato. Secondo l’accusa era riuscito a convincere grandi gruppi privati americani a girargli ingenti somme di denaro per imprecisate e misteriose operazioni di sicurezza nazionale, riuscendo così a costruire poco alla volta una fortuna personale sfuggita clamorosamente, fino a oggi, a ogni controllo.
Rush si professa innocente e un regolare processo dovrà accertare le sue responsabilità, anche se c’è da notare che per ora la magistratura ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai suoi legali e ne ha ordinato il trasferimento in carcere. Al di là della futura evoluzione giudiziaria del caso, non può che balzare agli occhi il fatto che il comportamento dell’agente Rush non fa che imitare, in proporzioni minori, quello del suo comandante in capo. Il presidente Trump non ha mai nascosto l’orgoglio per l’arricchimento personale suo, dei suoi familiari e dei suoi amici. In fondo, ci sentiamo di spezzare una lancia per il “povero” — lingotti a parte — agente Rush, che non avrebbe altra colpa se non quella di aver imitato in piccolo il comportamento del numero uno della Casa Bianca.
A vigilare sul suo operato sarà il nuovo capo dell’intelligence, appena nominato da Trump: Bill Pulse, piazzato al posto di Tulsi Gabbard. Pulse non ha alcuna esperienza nel settore: era a capo della Federal Housing Finance Agency, società di gestione finanziaria, è amico personale di Eric Trump, figlio del presidente, e si era distinto per la fedeltà politica a quest’ultimo, testimoniata dai suoi feroci attacchi al “ribelle” governatore della Federal Reserve — la banca centrale americana — Jerome Powell.
Spetterà a lui l’ingrato compito di accertare come sia stato possibile l’arricchimento illecito di un singolo, in barba a qualsiasi regola etica o legale. Se il criterio sarà quello adottato dall’amministrazione Trump — che ha graziato chi assaltò, sotto i miei occhi, ero lì, il Campidoglio — forse l’agente con i lingotti in casa, più che una condanna, finirà la carriera con una promozione e una medaglia.
