Giornalismo sotto attacco in Italia

La matrice nazifascista del rogo di Montepulciano, le prove nell’inchiesta della Procura

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Vedere i libri di Antonio Gramsci ridotti in cenere ci riporta direttamente alle stagioni più buie del nostro passato. L’incendio doloso che lo scorso ottobre ha devastato la Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano non è un semplice fatto di cronaca di provincia, ma un attacco frontale a un presidio di socialità, memoria democratica e partecipazione civile. Bruciare quei volumi e colpire la sede di un partito di sinistra significa voler azzerare fisicamente e simbolicamente gli spazi del pensiero critico e dell’organizzazione popolare. I dettagli emersi dall’inchiesta della Procura delineano un quadro di una gravità inaudita. Le misure cautelari scattate nei confronti di due giovani di 19 e 23 anni testimoniano la ferocia del raid. Nei loro smartphone gli investigatori hanno trovato i video-trofeo del rogo, ripresi in tempo reale mentre le fiamme divoravano i libri e le bandiere della sinistra. Nelle loro abitazioni sono stati sequestrati armi e simboli di una chiara matrice nazi-fascista, a cui si aggiunge il cinismo di una truffa pianificata per sottrarre persino i soldi delle donazioni destinate alla ricostruzione. Questo sfacelo non può essere isolato o separato dal resto del contesto nazionale, come se si trattasse di fenomeni distanti. La violenza che ha colpito la Toscana è la stessa identica violenza che solo poche settimane fa ha devastato il presidio di Libera a Boscotrecase, in Piazza Matteotti. Non esistono categorie separate per valutare l’attacco in Campania e lo squadrismo di provincia a Montepulciano, perché sono entrambi figli della stessa violenza che aggredisce sistematicamente i corpi intermedi, i presidi di legalità e i luoghi dove la cittadinanza si organizza per resistere. Il bersaglio è lo stesso, identico. Davanti a questa offensiva contro gli spazi democratici, la reazione dello Stato è l’elemento che desta maggiore allarme. Dove sono le condanne ferme, tempestive e insindacabili da parte dei ministeri competenti e delle alte cariche istituzionali? Se queste reazioni mancano, o se sono deboli e tardive, la critica deve essere durissima. Una cappa di silenzio e di indifferenza burocratica sta avvolgendo questi roghi, col rischio concreto di normalizzare fatti enormi, derubricandoli a isolati problemi di ordine pubblico. Il quadro attuale è estremamente pericoloso e preoccupante. Quando le istituzioni non intervengono con assoluta fermezza per difendere la memoria e i presidi della legalità territoriale, si crea un precedente drammatico. La Casa del Popolo di Montepulciano e la sede di Libera a Boscotrecase rinasceranno grazie alla solidarietà popolare, ma per fermare questa deriva serve una risposta civile, dura e militante. Non si può arretrare di un millimetro.


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