Giornalismo sotto attacco in Italia

Addio a Nora Puntillo, la giornalista che ha raccontato Napoli e difeso la memoria della città

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Napoli saluta una delle sue firme più autorevoli. Si è spenta all’età di 88 anni Nora Puntillo, giornalista, scrittrice e saggista che per oltre mezzo secolo ha raccontato la città con rigore, competenza e una profonda sensibilità civile. La notizia della sua scomparsa ha suscitato cordoglio nel mondo dell’informazione, della cultura e delle istituzioni, che oggi ricordano una professionista capace di trasformare il giornalismo in uno strumento di conoscenza e tutela del territorio.

Professionista dal 1965, Nora Puntillo ha mosso i primi passi nelle redazioni de L’Unità prima di diventare una delle firme di riferimento di Paese Sera. Nel 1990 approdò al quotidiano Roma, dove assunse la guida della redazione di cronaca. In quegli anni contribuì alla formazione di numerosi giovani giornalisti, trasmettendo il valore della verifica delle fonti, dell’indipendenza di giudizio e dell’attenzione ai temi sociali.

Il suo lavoro si è sempre distinto per l’impegno nel raccontare una Napoli autentica, lontana dai luoghi comuni. Attraverso inchieste e approfondimenti ha affrontato questioni delicate come il dissesto idrogeologico, la speculazione edilizia, il consumo del suolo e la tutela del patrimonio storico e paesaggistico, diventando una delle prime voci del giornalismo campano a denunciare con continuità i rischi ambientali e le trasformazioni incontrollate del territorio.

Accanto all’attività nelle redazioni, Nora Puntillo ha costruito un importante percorso da autrice. I suoi libri rappresentano ancora oggi un patrimonio prezioso per chi vuole conoscere la storia e l’evoluzione di Napoli e della Campania. Tra le opere più significative figurano “Felice Ippolito – Una vita per l’atomo” (1987), dedicato allo scienziato napoletano protagonista del programma nucleare italiano, “Grotte e caverne di Napoli” (1994), uno studio approfondito sull’affascinante mondo sotterraneo della città, “Diario 1799” (1999), dedicato alla Repubblica Napoletana, “Le catastrofi innaturali” (2001), un saggio che analizza le responsabilità umane dietro molte tragedie ambientali, e “Jeanne racconta” (2003). Negli anni successivi pubblicò anche i volumi “Capri” (2011) e “Sorrento” (2013), nei quali unì ricostruzione storica, ricerca documentale e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.

Nei suoi scritti emergeva la stessa cifra che aveva caratterizzato il suo giornalismo: precisione nella ricostruzione dei fatti, attenzione alle fonti e una straordinaria capacità di contestualizzare gli eventi. Per Nora Puntillo la memoria rappresentava uno strumento indispensabile per comprendere il presente e costruire il futuro.

Emblematico, in questo senso, il gesto compiuto pochi mesi fa, quando aveva deciso di donare oltre 250 volumi, documenti e materiali raccolti nel corso della sua vita alla Fondazione Renzo De Felice di Palazzo Donna Anna. Un patrimonio di libri, carte e ricerche destinato a studiosi e giovani ricercatori, affinché il lavoro di una vita potesse continuare a essere fonte di conoscenza.

Il giornalismo era anche una passione di famiglia. Il figlio Paolo Grassi, oggi responsabile dell’edizione campana del Corriere del Mezzogiorno, ha raccolto il testimone di una professione vissuta da Nora Puntillo con serietà, discrezione e senso del dovere.

In queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio arrivati da colleghi, istituzioni e rappresentanti dell’Ordine dei Giornalisti, che ne hanno ricordato il rigore professionale, la competenza e la disponibilità verso le nuove generazioni di cronisti.

Con la scomparsa di Nora Puntillo Napoli perde una giornalista di razza, una studiosa appassionata e una testimone attenta della storia della città. Restano le sue inchieste, i suoi libri e il suo esempio: quello di una professionista che ha scelto di raccontare la realtà con onestà intellettuale, senza inseguire i riflettori, ma mettendo sempre al centro i fatti, la memoria e il bene comune.

Il cordiglio di Articolo21 al figlio Paolo Grassi (direttore del Corriere del Mezzogiono) e ai suoi familiari.


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