Questa volta Israele ha “superato la linea rossa”. O meglio, lo ha fatto il suo ministro più oltranzista, Itamar Ben Gvir. A far traboccare il vaso della pazienza internazionale è stato il video che il responsabile della Sicurezza nazionale del governo Netanyahu ha diffuso in mattinata sui suoi social: “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”, afferma Ben Gvir mentre, bandiera israeliana in pugno e ghigno di derisione, attraversa un hangar del porto di Ashdod dove sono stati radunati gli oltre 400 attivisti della Globlal Sumud Flotilla, tra cui una trentina di italiani, fermati la sera prima in acque internazionali al largo di Cipro e della Striscia di Gaza, dove erano diretti nel tentativo di rompere – come le missioni precedenti – il blocco israeliano e portare aiuti umanitari. Le immagini con decine di persone bendate e inginocchiate, le mani legate e la faccia a terra, hanno suscitato lo sdegno internazionale. Non solo. In serata gli avvocati dell’ong Adalah che prestano assistenza legale agli attivisti hanno poi riferito che molti dei fermati hanno denunciato “violenze estreme, umiliazioni sessuali e gravi ferite da parte delle autorità israeliane”, durante e dopo l’intercettazione in mare delle barche, con l’uso di “taser e proiettili di gomma”: almeno tre persone sarebbero state ricoverate in ospedale e poi dimesse. Un “trattamento incivile” che “tocca un livello infimo di un ministro del governo di Israele”, sono state le parole, durissime, del presidente Sergio Mattarella di fronte al video di Ben Gvir. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno deciso di prendere subito posizione e convocare l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonat han Peled, per “pretendere le scuse” dello Stato ebraico e richiedere l’immediato rilascio degli italiani.
(Ansa)
