Giornalismo sotto attacco in Italia

Trump e Meloni, basta con le parole, serve iniziativa di lotta

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Sbaglia chi continua a pensare che l’offensiva politica e mediatica di queste ore sia il frutto di casualità, singoli errori, volgari scivoloni.
Quello che sta accadendo in Italia, corrisponde al piano di azione già predisposto da Trump.
Di fronte alla crisi nei sondaggi, vogliono rispondere con il cambio delle leggi elettorali e con la propaganda, rispolverare i temi classici della destra estrema: razzismo, paura, i penultimi contro gli ultimi.
Negli Stati Uniti vogliono modificare le circoscrizioni e rendere più difficile il voto, in Italia si tenta la strada del premio di maggioranza e la cancellazione del diritto di scelta per gli elettori, un modo per aumentare il non voto, il distacco dai percorsi partecipativi e democratici.
Sconfitti al referendum, incapaci di affrontare la questione sociale, ora tornano ai vecchi slogan: da Garlasco a Modena, passando per la casa nel bosco, tornano gli imprenditori della paura, quelli che, pur di guadagnare un voto, non esitano ad avvelenare i pozzi della civile convivenza.
Ricorrono alla falsificazione, chiamano marocchini gli italiani, nascondono la caccia al nero di Taranto, oscurano le morti sul lavoro, non raccontano l’apporto degli “stranieri” alla ricchezza nazionale, vogliono persino negare loro il diritto alla preghiera, in questa campagna sarà decisivo il polo Raiset.
Il servizio pubblico non può essere ridotto al ruolo di portavoce della parte peggiore della maggioranza.
Chi dissente ha il dovere di dirlo, di alzare la voce, di difendere quello che resta del servizio pubblico.
E quelli che sperano nel ruolo di moderazione di Marina Berlusconi, di tanto in tanto, provino a dare uno sguardo alla programmazione serale, sarà difficile trovare una sola serata senza Garlasco o senza una piazza urlante contro gli islamici, come se fossero un mondo omogeneo, senza distinzione
Legge elettorale e polo Rainvest saranno le due armi in vista delle prossime elezioni, secondo il modello Trumpiano  che resta la loro stella polare, così come l’alleanza con Netanyahu.
Per questo, come articolo 21, abbiamo deciso di convocare lunedì prossimo, online, un’ assemblea aperta ad associazioni, costituzionalisti, forze politiche, nel tentativo di uscire dalle indignazioni individuali, dalle denunce di parte, dalle lamentazioni senza azioni conseguenti.
A loro chiederemo di occupare l’aula della Commissione di vigilanza, di pretendere dalle autorità il rispetto delle regole già esistenti, di reclamare immediata adozione del Media Freedom Act, dalla riforma della Rai alle querele bavaglio.
Se non ora quando?

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