Donne coraggiose che lottano contro politiche autoritarie, leggi liberticide e misogene, e che rischiano ogni giorno per difendere i diritti umani, la loro libertà. Le loro vite difficili sono state raccolte da Antonella Napoli, reporter di guerra e analista di questioni internazionali, direttrice della rivista Focus on Africa, nel suo ultimo libro Voci di resistenza. Donne e diritti nell’era di Trump, (Edizioni AllAround). Con la sua esperienza giornalistica in luoghi difficili ci racconta con i fatti, ma anche in modo coinvolgente, storie incredibili dove le sopraffazioni del potere generano fatiche, dolore a anche la morte, come quella di Renee Nicole Good, 37 anni, la cui tragica uccisione, il 7 gennaio del 2026, ha scosso profondamente Minneapolis, capitale del Minnesota, diventando simbolo delle tensioni negli Stati Uniti e delle ferite provocate dalle repressioni dell’ICE e dalle politiche anti-migratorie trumpiane.
E’ esemplare quello che succede a Mariam Ibrahim Ishag condannata a morte in Sudan per apostasia, per non voler rinnegare la propria religione. Una donna ventisettenne, incinta all’ottavo mese e già madre di un bambino diventa “uno dei simboli più potenti della lotta per la libertà e per il rispetto dei diritti di qualsiasi essere umano, non solo di professare la propria religione”, scrive Antonella Napoli , che è stata parte attiva per la sua salvezza e umanamente coinvolta, in pagine commoventi che suscitano anche ammirazione per questa donna. Una volta arrivata negli Stati Uniti è diventata attivista per i perseguitati dalle politiche anti-migratorie trumpiane. Grazie al marito canadeseaveva ottenuto la cittadinanza americana e non è stata deportata come è successo a migliaia di altre persone pur con le carte in regola per ottenere l’asilo politico. Come la somala Fatima, come Ahmini, originaria della regione etiope del Tigray, vittima di torture crudeli, costretta a fuggire dalla sua terra natale per salvarsi la pelle. Ma non è riuscita a ricostruirsi una vita libera dalla paura perché colpita da un provvedimento di espulsione. E’ la conseguenza del giorno più nero per i diritti umani negli Stati Uniti, il 28 novembre del 2025, quando – ricorda l’autrice – il presidente Trump ha imposto il riesame di tutte le green card rilasciate ai cittadini di 19 Paesi e lo stop ai visti del “terzo mondo” con il blocco immediato delle nuove richieste d’asilo.
Ci sono anche pagine in cui emerge un’America multiculturale e progressista capace di contrastare con la solidarietà le politiche repressive, come con la rete di salvataggio Safe Haven Network, e non solo. L’impegno dell’avvocata Alexandra Van Dore nell’ImmigrantJustice Center, di Amnesty International il cui rapporto illustra dodici aree interconnesse tra loro in cui l’amministrazione Trump “sta facendo a pezzi i pilastri di una società libera”. Un “posto buio” la descrive un giornalista americano Steve Scherer raccontando le sue vicissitudini.
Emergono soprattutto violenze, brutalità, disprezzo, nessun rispetto per la dignità umana e la privacy, condizioni disumane nei centri di detenzione per migranti, come il Krome Detention Center di Miami, in Florida, conosciuto come “Alligator Alcatraz” . Testimonianze agghiaccianti raccolte da organizzazioni per i diritti umani che Awa, origini yemenite, ha saputo denunciare, un richiamo potente perchiedere giustizia.
E’ lunga la lista di donne, di attiviste e attivisti impegnati condeterminazione a contrastare le politiche dell’amministrazione americana e Antonella Napoli ha il grande merito di aiutarci a conoscerle e a non dimenticare le loro incredibili e faticose vite, le loro battaglie per i diritti, per la dignità e libertà.
Stefanella Campana
