Il 3 maggio è la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, proclamata dall’Onu nel 1993 – 33 anni fa – su raccomandazione dell’Unesco.
In Italia il Parlamento ha deciso di istituire il 3 maggio la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione.
In effetti, mi torna: in Italia celebriamo, onoriamo e omaggiamo solo la libertà di stampa dei giornalisti uccisi.
Perché quella rappresentata, rivendicata dai giornalisti vivi la oltraggiamo, la calpestiamo, la imbavagliamo.
A colpi di querele e liti temerarie, di paghe da fame, di precariato crescente, di minacce, intimidazioni, di conferenze stampa senza domande.
Ma lo capisco: il giornalista ucciso non può più fare domande. Non può più fare inchieste. Insomma, non può più dare fastidio.
Celebrarlo è facile. E fa strappare qualche applauso.
Il 3 maggio è la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa.
Chi vuole onorarla deve rispettare la dignità dei giornalisti da vivi.
Se mancano idee per farlo, ne suggerisco qualcuna, giusto le prime che mi vengono in mente: legge contro le querele bavaglio, recepimento dello European Media Freedom Act, l’equo compenso, provvedimenti contro il precariato.
Potrei continuare, ma per ora può andare così.
