Frasi shock di Alessandro Limido nel corso del processo per la diffamazione di Paolo Berizzi, il giornalista che più di tutti si sta occupando, da anni, del neofascismo e dei rischi gravi ad esso collegati, seguendo le attività dei gruppi di estrema destra. Per questo è sotto scorta. Lunedì davanti al Tribunale di Varese è stato ascoltato proprio Limido, che ha detto: “Non mi interessa della sua vita o morte”. E a proposito dell’accusa specifica ha aggiunto: “Non era un’offesa, era satira. Faceva ridere, non era offensivo o minaccioso”.
Poi ha cercato di spostare il focus della vicenda su una sorta di linea difensiva dicendo: “È dal 2013 che Berizzi perseguita me e i miei camerati scrivendo falsità su di noi e spacciando per scoop e inchieste cose che vede sui nostri canali social, che segue regolarmente… noi non siamo un gruppo di destra, siamo fascisti e lo abbiamo rivendicato”. Come se fossero due concetti diversi.
Alessandro Limido è presidente della Comunità Militante dei Dodici Raggi, gruppo nazifascista con sede ad Azzate. In questo processo il giornalista di Repubblica è parte civile.
“Le parole pronunciate da Limido contro Paolo Berizzi confermano la pericolosità di questi gruppi nazifascisti, che ostentano aggressività e indifferenza, si sentono protetti dallo spirito dei tempi e possono continuare a minacciare anche nei Tribunali della Repubblica. Eppure non mancano neppure giornalisti che continuano ad attaccare Paolo Berizzi, contribuendo ad indicarlo come un bersaglio. Anche per questo dobbiamo costruire un muro di solidarietà, chiedere ad ogni cronista di prendere posizione, illuminare i loro covi, senza mai dargli tregua”, ha commentato il coordinatore di Articolo 21 Giuseppe Giulietti.
(Nella foto gli esponenti di Do.Ra. al processo in una delle ultime udienze)
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