L’antifascismo non si può archiviare e i partigiani caduti per liberare l’Italia dall’oppressore nazista non possono essere sullo stesso piano dei morti in camicia nera della Repubblica Sociale che, tradendo la Patria, si unirono ai nazisti, diventando complici delle stragi di migliaia di civili innocenti.
Ricordava il partigiano della Brigata Giustizia e Libertà Enzo Biagi: “Col tempo anche l’odio si attenua o si spegne, ma non è possibile fabbricare la storia e la distinzione tra Bene e Male, così com’è impossibile formare un’unica categoria di tutti i combattenti. Sarebbe immorale e poi non si deve fare di ogni erba un fascio. Chi andò a Salò dopo l’8 settembre andò a combattere con i nazisti contro la libertà del nostro Paese. Chi andò in montagna lotto contro la dittatura e per un’Italia libera e democratica”.
Dalla lotta di Liberazione è nata la nostra Costituzione su cui ha giurato la seconda carica dello Stato, presidente del Senato Ignazio Benito La Russa, per queste sue parole che ripete ogni anno, a difesa dei repubblichini, dovrebbe dimettersi. L’Emilia-Romagna ha ancora una volta, al di là delle tensioni della politica a partire dalle guerre in Medio Oriente, con Marzabotto-Monte Sole, Bologna, il Campo di Fossoli e Casa Cervi, riempito le piazze di giovani che hanno gridato, come chiesto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Pace, Pace, Pace”. Ed è proprio presso la Scuola di Pace di Monte Sole, nel Prato del Poggiolo che nel pomeriggio si è svolta la manifestazione più partecipata tra musica e parole. Uno dei momenti più toccanti è stato l’intervento di Anna e Pino Paciolla i genitori di Mario Paciolla, giornalista, attivista e volontario, assassinato a San Vincente del Caguan In Colombia il 15 luglio 2020 mentre svolgeva le sue funzioni di osservatore ONU dell’accordo tra Governo e FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie. Il decesso, inizialmente è stato classificato come suicidio, perché il corpo fu ritrovato impiccato con un lenzuolo. Tutto ciò per depistare le indagini dal bombardamento, da parte del Governo colombiano, su un villaggio in cui furono uccisi bambini. L’omicidio servì per far tacere Mario Paciolla in possesso delle prove che avrebbero documentato la responsabilità della strage. Le prove e Mario dovevano sparire.
Se oggi si parla di omicidio e non più suicidio lo si deve alla Resistenza di Anna e Pino che nel frattempo si sono uniti all’Associazione Articolo 21 che sin dall’inizio è stata al loro fianco.
Quando il 25 aprile sono saliti sul palco e hanno cominciato a raccontare la storia della breve vita di Mario (ucciso a 33 anni), sul Prato di Monte Sole è sceso un profondo silenzio, fatto di emozione per una vita che non c’è più e per l’ennesima storia di depistaggio. L’applauso finale ha rafforzato nei genitori la volontà di continuare a ricercare Verità e Giustizia per il figlio Mario, aggiungiamo, come per Giulio Regeni, per Andrea Andy Rocchelli e per non dimenticare, in questo momento di guerra, la storia del pacifista cooperante Vittorio Arrigoni.
Sono tante le Resistenze in atto che hanno bisogno di essere raccontate per non essere dimenticate.
Le foto sono di Franco Pannacci

