I padroni e i servi. Gli imperatori e i sudditi. Un servo o un suddito lo tratti come ti pare, tanto ha più volte fortemente dichiarato che da te dipende anima e cuore, pane e gas. Quindi, se si permette qualunque disobbedienza o semplice distanza, va maltrattato, picchiato, affamato, oscurato.
Ora, che un’adepta totale come Giorgia Meloni tenti di coinvolgere tutta l’Italia nel suo conflitto personale con re Donald, lasciamo perdere per favore. Io appartengo a quella consistente parte dell’Italia che non è rappresentata da lei quindi non ho nulla da chiarire con chi è stato incensato padrone del mondo. Nessuna solidarietà politica, quindi, solo solidarietà umana perché a nessuno è permesso di offendere, dileggiare qualunque altro essere umano. Per cui l’unico metro di giudizio che si può applicare a questa fastidiosa, indecente vicenda è fornito da un celebre detto popolare “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Discorso diverso, molto più grave è per quei direttori di giornali che il loro servaggio lo hanno messo a disposizione della Presidente del Consiglio, qualunque scelta politica facesse: entusiastico sostegno a Trump, nessuna condanna per le nefandezze di Netanyahu – neppure dopo il vile attacco al Libano -, silenzio sui massacri di palestinesi, l’adesione acritica ai peggiori provvedimenti dell’Unione Europea, le massicce spese del riarmo a danno del welfare, le grandi accoglienze alla Casa Bianca, il più volte dichiarato sostegno all’invasore del Venezuela nonché ripetutamente minaccioso aspirante conquistatore di Groenlandia e Cuba, la decisione di creare in Albania un lager per immigrati, il forte, continuo impegno per l’attribuzione a Trump del Nobel per la Pace.
Ora che la loro pupilla e signora è stata attaccata scendono massicciamente in campo al suo fianco e condannano quello che fino a due giorni fa era il paladino dell’occidente. Mai esecrabile quando ha cercato di spartirsi il mondo con Putin, sempre difeso quando ha riportato indietro la storia di pace vissuta dalla fine della seconda guerra mondiale scatenando o minacciando conflitti in tanti angoli del mondo, sostenuto quando ha rivolto violente accuse all’Onu e all’Europa, è improvvisamente diventato un povero ’coglione’ perché con il linguaggio ha indossato di nuovo i panni del padrone o dell’imperatore?
Non era tale fino a pochi giorni fa. Neppure quando al G7 è stato trattato come il perdente che andava consolato. Se ci fosse un briciolo di onestà politica e intellettuale, quel che è successo andrebbe catalogato tra le conseguenze della totale dedizione, della mancanza di autonomia, dell’incapacità di elaborare una propria strategia internazionale che servirebbe anche non solo a chi negli Usa vede Trump come fumo negli occhi, ma anche alla cieca Unione Europea incapace di svolgere il ruolo diplomatico che le competerebbe nel terribile conflitto Russia- Ucraina.
Non è difficile prevedere quel che accadrà, anche con l’approssimarsi delle elezioni politiche. Pian piano l’ascia di guerra sarà di nuovo seppellita perché tutto ritorni come prima. E i direttori a servizio saranno pronti ad esaltare la ‘pace ritrovata’ descrivendo questa ignobile vicenda come incidente di percorso e, per farsi perdonare il ‘coglione’ di oggi, riproponendo il glorioso cammino di Trump per spingerlo di nuovo verso il ‘Nobel per la Pace’.
