Agide Melloni non accetta la definizione di “eroe” e noi, ovviamente, non la usiamo. Eppure, è grazie alla sua passione civile e al suo impegno democratico, insieme alla dedizione di molti altri cittadini e cittadine comuni, se il 2 agosto dell’80 abbiamo assistito, in diretta, alla reazione di Bologna democratica e anti-fascista. Agide, infatti, era tornato al lavoro e, quando venne informato del fatto che la stazione fosse stata sventrata da una bomba, non esitò a recarsi sul luogo, decidendo di contribuire attivamente ai soccorsi. Caricò i corpi delle vittime sul celebre autobus numero 37, lasciando che le ambulanze potessero prendersi cura dei feriti, e, aspetto che ci tiene a sottolineare, li dispose uno accanto all’altro, senza mai sovrapporli per una questione di rispetto.
Oggi, giorno in cui si ricorda un’altra strage, anch’essa di matrice fascista, dedichiamo questa conversazione a un ferroviere, Silver Sirotti, morto nel tentativo di mettere in salvo quante più vite possibile a bordo del treno Italicus, fatto esplodere nella notte fra il 3 e il 4 agosto del ’74 presso la Grande Galleria dell’Appennino.
Tornando ad Agide, va nelle scuole, si occupa di tener viva la memoria, parla coi giovani, spiega la ragione di quell’orologio fermo alle 10,25, sfila in corteo il 2 agosto e racconta a cuore aperto una storia che, come detto, è innanzitutto una testimonianza viva dell’Italia democratica e anti-fascista alla quale dovremmo sempre ispirarci.
Ottantacinque morti e oltre duecento feriti. Come ha affermato domenica scorsa il sindaco Lepore, Bologna non dimentica ma, al tempo stesso, accoglie, integra, include, prende per mano e non si risparmia nella lotta quotidiana per un’altra idea di umanità e di mondo, dimostrata ad esempio dalla presenza alla commemorazione dei familiari di Abderrahim Fakir, l’uomo assassinato al Pilastro durante un intervento delle forze dell’ordine.
Ne approfittiamo, inoltre, per ringraziare il presidente uscente Paolo Bolognesi e per dare il benvenuto al nuovo presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini, la cui madre, Mirella Fornasari, fu l’ultimo corpo a essere estratto dalle macerie. Lambertini, che all’epoca aveva quattordici anni, ha intrecciato ricordi personali e familiari e analisi storico-politica, tenendo alta la bandiera di una democrazia messa a repentaglio e di una Costituzione tuttora sotto attacco, che proprio per questo abbiamo il dovere di difendere con la massima abnegazione.
Ci saremo ancora, promesso. Lo dobbiamo a persone come Agide che non hanno mai smesso di compiere il proprio dovere.
