Non si può tacere sull’ennesimo atto di pirateria compiuto dell’esercito israeliano ai danni della Global Sumud Flotilla. Nel momento in cui un contingente umanitario viene abbordato e, di fatto, aggredito in acque internazionali, l’Italia e l’intera Unione Europea hanno il dovere di prendere provvedimenti drastici. Rottura totale dei rapporti con Israele, richiamo dell’ambascistore, riconoscimento immediato dello Stato di Palestina e, soprattutto, una massiccia dose di sanzioni: sarebbe il minimo per non essere complici di un genocidio che va avanti ormai da quasi tre anni e verrà ricordato dagli storici del futuro come la più grande forma di sterminio di un popolo dai tempi dell’Olocausto. Non solo: è indispensabile interrompere tutte le collaborazioni con il mondo accademico israeliano, a meno che da parte delle università di quel Paese non si assista a una netta presa di distanza nei confronti dell’operato dell’esecutivo che, per reazione, sta favorendo il dilagare di un antisemitismo mai visto dagli anni Trenta del secolo scorso.
Tacere, omettere, far finta di niente, limitarsi a chiedere il rilascio degli ostaggi e continuare a compiere dichiarazioni in stile Tajani, quello secondo cui il diritto internazionale “vale fino a un certo punto”, significa infatti rendersi responsabili del dilagare di una ferocia che sta minando alla base le società occidentali, squassandole fino a impedirne la convivenza civile.
Migliaia di persone sono tornate a scendere in piazza in tutta la Penisola: la società resiste, si mobilita e non è disposta a restare indifferente. Ragazze e ragazzi sono in prima fila: non li si può ignorare. Quanto alle pelose giustificazioni della solita sinistra per Israele, è bene parlar chiaro: nessuno pensa che gli ebrei non abbiano diritto di esistere, di esprimersi liberamente e di manifestare le proprie idee; ciò che si ritiene inaccettabile è giustificare surrettiziamente un governo i cui vertici sono stati ormai dichiarati criminali a livello internazionale, con tanto di mandato d’arresto per crimini contro l’umanità, e pretendere che ogni critica ai suddetti sia una forma di antisemitismo, di antisionismo o di censura.
Di fronte all’abbordaggio della Flotilla non rimane che la mobilitazione collettiva, l’impegno in nome dell’umanità e della pace e l’invito al mondo ebraico a far sentire la propria voce. Lo ha fatto Anna Foa, lo ha fatto Moni Ovadia, lo ha fatto spesso Edith Bruck ed è il loro esempio quello che ci restituisce un minimo di fiducia nel futuro. Per il resto, quasi solo silenzio, imbarazzo e la pretesa che ci si volti dall’altra parte al cospetto di un orrore indescrivibile e di continue violazione dei diritti umani, della legge del mare, dei trattati internazionali e dei famosi “valori occidentali” che rivendichiamo con tanta protervia. Mai come ora, solo la radicalità ci può salvare.
