Giornalismo sotto attacco in Italia

Il privilegio di morire ogni giorno

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Al Senatore Francesco Silvestro
​Complimenti, Senatore. Definire la scorta un “privilegio” dall’alto di uno scranno in Senato richiede un talento per il paradosso che sfugge a noi comuni mortali. Glielo dico io, che questo “privilegio” lo consumo da 3.359 giorni: dal 10 febbraio 2017 la mia libertà ha il sapore del ferro e della sorveglianza costante.
​Che fortuna, vero? Il privilegio di vedere i propri figli pedinati dai clan, usati come bersagli per colpirti nell’anima. Il privilegio di accompagnare un figlio all’altare scortata dalle divise. Il privilegio di non poter nemmeno versare una lacrima sulla tomba di mio padre senza che lo Stato debba prima “bonificare” il mio dolore. Se questa è la Sua idea di lusso, Le auguro di non dover mai scoprire quanto sia amara la vergogna di dover chiedere il permesso per esistere.
​Lei vanta quindici anni ad Arzano, ma la Sua memoria sembra stranamente “smemorata”. Dimentica che il Suo nome è scolpito negli atti dello scioglimento per camorra di quel Comune. Dimentica che ha provato a zittire Mimmo Rubio con le querele, ma i giudici — che a differenza Sua leggono le carte — gli hanno dato ragione: l’Articolo 21 della Costituzione vale anche per chi non ha il “tesserino” ma ha il coraggio di raccontare ciò che Lei preferirebbe restasse nell’ombra.
​Ed è quasi divertente il Suo tentativo di sminuire la protezione di Rubio parlando di un “maresciallo condannato”. Peccato che in quella caserma, con noi, ci fosse il Maggiore dei Carabinieri di Casoria. Una svista, Senatore? O forse è più comodo costruire una realtà parallela dove le minacce sono pratiche burocratiche e non sangue vero?
​Se la Sua memoria vacilla sull’aggressione di piazza subìta da Rubio, posso rinfrescargliela io: io c’ero quando lo difendevo dal camorrista Sergio Martino. Quello stesso Martino che ancora oggi presidia il territorio sotto casa di Mimmo e che urlava di volerlo uccidere. Se ha dubbi sulle grida, venga a vedere il video che possiedo. Guardi bene in faccia quella ferocia che Lei, con le Sue parole in aula, ha provato a declassare a “privilegio”.
​Mentre Lei si sciacqua la bocca con la legalità nelle stanze dorate del Palazzo, noi fuori moriamo lentamente per difenderla. Lei non sta solo facendo un errore politico; sta mettendo un bersaglio sulla schiena di chi ha già pagato un prezzo che Lei non saprebbe nemmeno contare.
​Si goda i suoi, di privilegi, Senatore. Noi ci teniamo la nostra dignità.


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