Il canone della Rai è ai titoli di coda
Museo dell’Ara Pacis. “Helmut Newton. Legacy”: lo sguardo mai effimero dell’artista
Guardare in faccia gli stragisti, attraverso il libro di Lirio Abbate
La Regione “chiude” la casa delle donne Lucha y Siesta, da 15 anni uno dei (pochi) rifugi anti violenza nel Lazio
Sotto processo la giornalista che ha fatto riaprire il caso Pecorelli. Il 18 ottobre udienza a Verona
Moby Prince, la nuova commissione dia risposte definitive sulla strage
Una speranza dal voto in Campidoglio sulla cittadinanza a Julian Assange
La sconfitta del desiderio
Le elezioni argentine nella geopolitica del sudamerica e mondiale
In aumento le violazioni dei diritti umani sui bambini nei conflitti armati
“Mancanza di prove”: assolto e scarcerato il giornalista somalo Mohamed Ibrahim Osman Bulbul
Spagna e Polonia confermano che sconfiggere le destre populiste anche nel 2023 è possibile
Cosa ci insegnano gli elettori polacchi
Roberto Saviano, la condanna con lode e la deriva autoritaria
Se la Polonia prova a voltare pagina
Bisogna stare attenti anche a scambiare Tusk per un progressista: non lo è per nulla. E guai a pensare che siamo tornati ai tempi di Solidarność e delle speranze che, nel bene e nel male, seppe accendere nella popolazione. Il pensiero progressista è ben lontano dal tornare al potere in Polonia. Diciamo che l’alta partecipazione democratica, oltre il 72 per cento, un dato confortante, specie se comparato alla diserzione cui assistiamo ormai in Italia, e la voglia di cambiamento e di riscatto delle nuove generazioni hanno fatto la differenza, regalandoci una prospettiva meno sconfortante e la possibilità di credere ancora in un sistema fragile e appannato, sempre più ostaggio di spinte distruttive e in preda a una disillusione collettiva che, non di rado, si trasforma in sconforto e desiderio di minare alle fondamenta la nostra casa comune.
