Le provocazioni come test contro storia e antifascismo. Come rispondere?        

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Parlano di ‘pacificazione’, ma praticano la provocazione. Il fine è facile da capire: costruire un livello alto di assuefazione, come quando immerso in un ambiente maleodorante ti dimentichi di aprire la finestra per cambiare l’aria. Così la loro cosiddetta ‘pacificazione’ è in realtà volta a far accettare passivamente la loro riscrittura della storia, sia per cancellare l’antifascismo, sia per riscrivere la Costituzione nata dalla Resistenza al fascismo e ad ogni forma di autoritarismo.

Noi ‘pacificati’ dovremmo accettare in silenzio la nuova idiozia di La Russa sulle frangia di partigiani che avrebbe voluto instaurare i soviet una volta al potere. Indirettamente fa passare l’idea che ci fosse un motivo nell’istituzione da parte di Mussolini della Repubblica Sociale. Combattenti alla pari? Ovviamente dimentica di ricordare, come tutti loro, che la RSI affiancava i nazisti nell’occupazione dell’Italia.

Noi ‘pacificati’ dovremmo accettare l’indegno calderone culturale del ministro Sangiuliano che tenta di darsi una qualche dignità appropriandosi prima di Dante Alighieri, poi anche di Antonio Gramsci, senza mai ricordare che quest’ultimo venne rinchiuso nelle carceri fasciste fino a morirne.

Noi ‘pacificati’ dovremmo accettare in silenzio l’incredibile crociata del sottosegretario all’Interno, Molteni, contro la preghiera dei musulmani sul sagrato di una chiesa cattolica, spazio concesso proprio in nome dell’incontro tra religioni. Crociata non di un allegro ubriacone all’uscita da una bettola, ma di un importante rappresentante di questo impresentabile governo.

E  noi ‘pacificati’ dovremmo anche accettare senza batter ciglio la sorpresa del ministro Piantedosi sul fatto che la popolazione italiana mostra ‘passiva accettazione’ verso le migliaia di profughi che approdano sulle nostre coste. Forse non se ne è reso conto, ma ha ammesso la distanza abissale che c’è tra i cittadini tolleranti e accoglienti e il governo di cui fa parte che pensa solo a proclamare stati di emergenza e a rimuovere misure di aiuto, come denunciato da vari soggetti internazionali.

E perché non dovremmo ricordare che in questo tentativo di picconare l’Italia democratica, in difesa della quale sono stati tanti i caduti nell’affermazione della legalità, un altro sottosegretario, Claudio Durigon, voleva cancellare la dedica di una piazza di Latina a Falcone e Borsellino, per far spazio al nome di Alessandro Mussolini, padre del capo del Fascismo.

Tra un settimana sentiremo quali parole useranno per celebrare la Festa della Liberazione sia la presidente del consiglio, sia il suo presidente del senato che in occasione della solenne rievocazione dell’assassinio dei poveri fratelli Mattei hanno usato parole forti. Non abbiamo mai sentito nulla sugli assassini commessi da militanti di destra e bisognerà ascoltare con attenzione cosa diranno – se saranno ancora in carica – il prossimo 2 agosto, 43esimo anniversario dell’orribile strage fascista della stazione di Bologna.

Ma basta la vigilanza e la denuncia? Credo proprio di no. Come fanno gli studenti universitari con la bellissima lettera pubblicata anche sul nostro sito. Lettera che secondo me dovrebbe essere letta in tutti i luoghi in cui sarà celebrata la Festa della Liberazione. È  un manifesto d’impegno civile e politico su cui costruire una nuova presenza, costante, dei democratici, per uscire dalla mera logica celebrativa.

L’errore commesso in questi ultimi decenni è stato di credere che i valori della democrazia, della solidarietà, della libertà d’opinione, fossero ormai inattaccabili. Quello che sta succedendo marcatamente da sette mesi, ma la cui origine risale a molto prima, è la dimostrazione che l’autoritarismo, la tutela dei soggetti forti della società  con il contemporaneo attacco ai più deboli, il tentativo di opporsi con la forza ad un fenomeno planetario come i movimenti migratori,  sono in agguato e l’unico modo per opporsi, senza violenza, è una forte azione culturale che preceda quella politica, mentre la sproporzione dei numeri che si hanno attualmente nelle due aule parlamentari impone alle forze sinceramente democratiche una dura lotta di resistenza.

Per questo il prossimo 25 aprile deve segnare la prima data di un nuovo inizio  il  cui manifesto sarà sempre e comunque rappresentato dalla Carta Costituzionale, in particolare con alcuni articoli importanti, sotto attacco da parte di questo governo. Innanzi tutto l’Articolo 21, poi l’articolo 1 – il lavoro come base stessa della Repubblica – , l’art 11 – il ripudio della guerra -, l’articolo 34 – il diritto allo studio -, l’articolo 32 – la tutela della salute dei cittadini da parte dello Stato. Altro che privatizzazione delle cure come unica  attuale contromisura alle interminabili liste d’attesa nelle strutture pubbliche!


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