Arabia Saudita, torna libera Loujain al-Hathloul attivista per i diritti delle donne

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Ha trascorso quasi tre anni in carcere perché non voleva più subire privazioni e umiliazioni Loujain al-Hathloul ha pagato per la sua e la libertà delle donne dell’Arabia Saudita di cui ha sempre difeso i diritti.
Oggi, dopo essere stata privata per 1000 giorni della sua famiglia, della sua vita, è tornata libera.
A dare la notizia della sua scarcerazione la sorella Lina su Twitter, postando una sua foto appena tornata a casa.
La giovane attivista saudita era stata condannata a sei anni di carcere per aver lanciato una campagna per chiedere la fine della tutela maschile (obbligatoria per ogni donna nel Paese ) e per aver denunciato all’Onu le condizioni in cui versano le donne nel suo Paese.
L’incubo della prigionia era iniziato nel maggio del 2018 quando fu fermata con accuse false, come poi accertato dagli esperti dei diritti umani dell’Onu che hanno seguito il suo caso.
Al-Hathloul, che ha lottato per eliminare il divieto di guidare imposto alle donne in Arabia Saudita, era stata condannata il 20 dicembre per “’agitazione al fine di imporre il cambiamento e il perseguimento di un’agenda straniera”, imputazioni che i gruppi per i diritti hanno da subito descritto come motivate politicamente.
Oggi il giudice a cui si sono appellati i suoi difensori ha sospeso parte della pena e le ha riconosciuto il tempo già scontato, anticipando la data di rilascio.
La scarcerazione di al-Hathloul chiude un caso che dura da anni e  che ha attirato aspre critiche internazionali sulla situazione dei diritti umani nel regno.
Da quando nel 2016 le autorità di Riad hanno annunciato una serie di riforme di ampia portata rispetto al sistema discriminatorio del tutoraggio maschile, solo una parte dei diritti negati alle donne sono stati ripristinati. Tra i cui la possibilità a chi ha più di 21 anni di ottenere il passaporto e di viaggiare senza il permesso di un tutore di sesso maschile; al di sopra dei 18 anni di registrare all’anagrafe la nascita di un neonato, il decesso di un parente e il proprio matrimonio o divorzio e di ottenere inoltre certificati di famiglia; e alle donne in generale di assumere il ruolo di capofamiglia.
Sebbene tali riforme abbiano avuto il pregio di riconoscere alle donne parità in queste sfere della vita privata e di allentare alcune restrizioni alla libertà di movimento, non hanno tuttavia abolito il sistema del tutoraggio maschile.
Tanto ancora resta da fare per ottenere pieni diritti, molto lontana appare ancora la parità di genere.