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Per una Carta europea della libertà di informazione

 

Lo scorso venerdì 9 ottobre, presso la sala dei Notari di Perugia, l’associazione Articolo21, insieme alla federazione nazionale della stampa, all’associazione della stampa e all’ordine dei giornalisti dell’Umbria e al sindacato di categoria della Rai, ha promosso un’iniziativa davvero importante. Vale a dire la definizione dell’ambiziosa ipotesi di una Carta europea della libertà di informazione (terzo atto dopo la Carta di Assisi del 2017 e il dialogo interreligioso aperto alla fine di febbraio presso la sede della storica rivista Civiltà cattolica) da portare alle autorità di Bruxelles, nella speranza che si alzi la soglia della vigilanza su ciò che sta avvenendo contro il diritto dei diritti. Chiaro al riguardo è stato il richiamo del segretario europeo dei giornalisti Ricardo Gutiérrez. Troppi focolai di autoritarismo e di repressione, persino violenta: dalla Bielorussia, all’Ungheria, a Malta, alla Slovacchia, all’Ucraina, all’Azerbaigian, alla Turchia, all’Egitto, alla Bulgaria, alla Russia. Solo in quest’annata 28 assassini, 231 arresti e 115 incarcerazioni di operatori dell’informazione.

Per non dire dell’incredibile vicenda di Julian Assange, che rischia di essere estradato negli Stati Uniti e condannato a 170 ani di prigione. C’è da augurarsi che Biden vinca le imminenti elezioni e conceda la grazia a chi ha svelato orribili segreti delle guerre in Afghanistan e in Irak, i cui promotori – come ha ricordato Giuseppe Giulietti, infaticabile ispiratore della giornata e del percorso che l’ha preparata- vanno in giro per il mondo a tenere conferenze ben remunerate. La Carta sarà intitolata ad Antonio Megalizzi, il giovane reporter finito nel 2018 sotto il fuoco dei terroristi a Strasburgo.

Già nel 2016 il consiglio d’Europa si era espresso in materia. Ma ora serve un atto impegnativo, che risponda all’esigenza di ricostruire il discorso in un ambiente comunicativo integrato, nel quale l’universo della rete ha dilatato antropologicamente la funzione del racconto giornalistico. Dopo padre Enzo Fortunato, protagonista della sessione di Assisi, è stato il direttore del periodico dei gesuiti don Antonio Spadaro a tratteggiare con rara sapienza spirituale (e mediologica) luoghi e territori dove corre il Male delle menzogne, delle fake new o delle querele ricattatorie a danno dei cronisti coraggiosi. E un impegno non formale sul tema è stato ribadito dal deputato Walter Verini. A tirare le fila del percorso Roberto Natale, oggi dirigente della Rai, ma da sempre impegnato nell’associazionismo sociale e civile dopo tanti anni di responsabilità sindacali.

Non solo in Europa o nel mondo (a partire dall’Africa seguita con passione da Antonella Napoli. O dall’Iran con Tiziana Ciavardini) la libertà è a rischio: in Campania, nel Lazio, in Emilia (le minacce a Donato Ungaro) – come ha ricordato Graziella Di Mambro, attivissima nell’opaca zona di Latina. Tra l’altro, il 20 ottobre riprenderanno le udienze del processo contro le minacce a Federica Angeli.

Moltissimi interventi: da Nello Scavo, a Claudio Silvestri, a Giovanni Parapini, a Fabiana Pacella, ai dirigenti degli ordini Guido D’Ubaldo e Poala Spadari, al segretario della federazione della stampa Raffaele Lorusso, che ha ripreso gli spunti ufficializzandoli come piattaforma di una moderna soggettività negoziale.

L’assemblea è stata un capitolo di una tre giorni dedicata alla pace e confluita nella catena umana di domenica, sostitutiva – nell’età della pandemia- della gloriosa marcia Perugia-Assisi promossa dalla tavola presieduta da Flavio Lotti. A fare da collante tra i diversi momenti la portavoce di Articolo21 Elisa Marincola, con Paolo Borrometi e Stefano Corradino.

Laici o credenti che si sia, va riconosciuto che il testo di riferimento era ed è la nuova enciclica Fratelli tutti del Papa di Roma, che è un manifesto chiaro e convincente di e per un’altra via di sviluppo di un’umanità segnata dalle guerre, dalle ingiustizie e dal disprezzo per l’ecosistema.

Cattolici e non solo. Assente per altri impegni il presidente della comunità ebraica di Firenze Levi, ha parlato con grande senso di unità l’Iman Izzedin Elzir.

Un raggio di sole.

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