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Patrick Zaki: messaggio del Rettore Francesco Ubertini

 

Patrick ha chiesto di poter frequentare il suo secondo anno di studi nell’ambito del percorso prescelto. Con fermezza ci uniamo alla sua richiesta, così come a quella di tutte le Università del Master GEMMA, dell’intera comunità docente e studentesca di far tornare Patrick al più presto ai suoi studi, in cui crede per la sua formazione intellettuale e umana e per i quali si è tanto impegnato

“L’intera comunità dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna è unita e risoluta nel chiedere che lo studente Patrick George Zaki possa al più presto ritornare in Europa per completare il suo percorso accademico all’interno del Consorzio del Master europeo GEMMA in Women’s and Gender Studies. Auspica inoltre, più in particolare, che gli sia concesso di far ritorno a Bologna, città di cui è divenuto cittadino onorario.

L’Alma Mater, assieme a tante altre Università italiane ed europee, Associazioni e istituzioni, in sinergia con il Comune di Bologna e di altre città, facendosi portavoce dell’appello partecipe di colleghe e colleghi, artisti di varie discipline, cittadine e cittadini, si è impegnata sin dallo scorso 7 febbraio, data dell’arresto di Patrick al Cairo, per chiedere salvaguardia dei diritti umani, un processo equo, e rispetto della libertà individuale.

Patrick, che è ancora in attesa di processo, è in stato di detenzione da oltre duecento giorni e ha subìto numerosi rinvii delle udienze e il rinnovo della carcerazione preventiva. A tutt’oggi non è dato conoscere la data della prossima udienza. Dopo più di cinque mesi di attesa (l’ultimo incontro con i famigliari risaliva infatti al mese di marzo), il 27 agosto è stato concesso alla madre di vedere Patrick e parlargli. Dai media apprendiamo che lo ha trovato, nel complesso, in buone condizioni, ma ovviamente molto provato e preoccupato.

Possiamo solo immaginare quanto l’assenza di comunicazione con i propri cari renda ancora più vulnerabile e fragile chi si trova in condizioni di privazione della libertà. Quando gli è stato concesso di farlo, Patrick ha mostrato forte apprensione per gli studi, ha chiesto dapprima la possibilità di studiare in carcere, ora, proprio quando nelle università europee si sta per aprire il nuovo anno accademico, di poter frequentare il suo secondo anno di studi nell’ambito del percorso prescelto.

Con fermezza ci uniamo alla sua richiesta, così come a quella di tutte le Università del Master, dell’intera comunità docente e studentesca di far tornare Patrick al più presto ai suoi studi, in cui crede per la sua formazione intellettuale e umana e per i quali si è tanto impegnato.

L’Università di Bologna continuerà a prodigarsi per chiedere giustizia, un processo rapido e infine il rilascio di Patrick, anche in conseguenza delle sue condizioni di salute nonché dell’attuale emergenza globale dovuta al Covid-19. Se la pandemia ci ha reso tutti e tutte più vulnerabili, la condizione di angosciante attesa e precarietà vissute da Patrick e dai suoi cari ci spinge ad un ancor più forte impegno e ad una più sentita solidarietà.

Aspettiamo Patrick, chiediamo sia al più presto con noi, per iniziare con lui quelle lezioni che si fondano sull’interazione profonda tra docenti e giovani generazioni cui abbiamo il compito di indicare una traccia per il futuro”.

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