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Come giornalisti liberi abbiamo un dovere verso coloro a cui viene negata la libertà di parola

 

Ringrazio tutti i colleghi della Federazione e in particolare il presidente Giulietti per questa importante iniziativa. Purtroppo un imprevisto mi ha impediti di essere con voi.

Da quando io e altri colleghi abbiamo iniziato a occuparci della guerra in Siria è partita contro di noi un’operazione di aggressione verbale molto forte, oltre che una iniziativa di diffamazione continua. Ogni volta che pubblichiamo un articolo denunciando i crimini del regime diventiamo bersaglio di insulti, minacce e diffamazione. Con la consapevolezza che i nostri articoli danno voce a chi non ha voce siamo sempre andati avanti, pensando, in particolare, a tutte quelle colleghe e colleghi che in Siria sono stati uccisi per il loro lavoro. Io e altri colleghi siamo stati più volte in Siria durante la guerra, proprio per documentare ciò che accadeva e dare voce alle sofferenze atroci dei civili. Abbiamo fatto il nostro dovere di giornalisti liberi.

Il nostro errore, se così si può definire, è stato tacere di fronte all’ondata di odio che si è riversata contro di noi per anni. Molti di noi sono Freelance e hanno vissuto e subito questa situazione in totale solitudine, arrivando ad avere paura e ansia ogni volta che si pubblicava qualcosa di nuovo. I nostri detrattori vorrebbero farci tacere, perché sulla Siria continui la narrazione bipartita degli opposti estremismi, il regime da un lato e il terrorismo dall’altro, mettendo così a tacere le voci della società civile e delle diverse anime dell’opposizione, a cui invece abbiamo dato ascolto noi cronisti. Sarebbe inutile negare quanto faccia male diventare bersaglio di odio e diffamazione sistematici, per questo sono state fatte molte denunce. Come giornalisti liberi abbiamo un dovere verso coloro a cui viene negata la libertà di parola. Come giornalisti italo-siriani dobbiamo andare avanti anche per l’italo-siriano padre Paolo Dall’Oglio, che in diversi libri e su tanti articoli pubblicati in Italia ha dato voce ai civili siriani, subendo lui stesso odio e diffamazione. Anche per lui siamo qui oggi.

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