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Cosa succede in Polonia? Le parole di Lempart, attivista polacca

 

Sono giorni che in Polonia ci sono scontri tra polizia e manifestanti. Il tutto nasce dalle proteste da parte di gruppi LGBT che hanno tentato di impedire l’arresto di un’attivista, conosciuta con il nome di Margo, condannata dal tribunale a due mesi di carcerazione preventiva per un atto di vandalismo compiuto durante una manifestazione a giugno. Il totale dei fermi effettuati dalla polizia polacca è di circa cinquanta persone e tra questi risulta anche un italiano attivista. Della questione si sta occupando anche Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri che ha dichiarato di aver parlato con l’ambasciatore in Polonia proprio circa le notizie del connazionale arrestato a Varsavia insieme agli altri attivisti Lgbt. In un suo tweet si legge “apprendiamo che il nostro connazionale é stato rilasciato ma ci sarà un procedimento penale a suo carico. Seguiremo il caso anche con l’Ambasciata di Polonia a Roma”.

Nonostante la decisione da parte dell’Unione Europea di sospendere i fondi previsti per progetti di inclusione, dopo che alcuni comuni polacchi avevano creato delle “zona libere dal Lgbt”, la Polonia non sembra fare passi indietro. Nemmeno la presenza di una delegazione di donne parlamentari vestite con i colori della bandiera LGBT durante il giuramento del nuovo Presidente é riuscita a far sedare gli animi in questi giorni di fuoco. Le proteste si erano inoltre intensificate a seguito delle dichiarazioni da parte del neo eletto Presidente Andrzej Duda, il quale aveva dichiarato di volersi ritirare dalla Convenzione di Istanbul. Secondo il Presidente il trattato europeo sulla violenza contro le donne, sarebbe estraneo alla cultura e alle tradizioni della nazione polacca.

Per avere una visione generale di quello che sta accadendo in Polonia, crediamo non ci sia figura píú competente di quella di Marta Lempart attivista e femminista polacca, leader del movimento «Ogólnopolski Strajk Kobiet», “lo Sciopero nazionale delle donne”, il movimento che nell’ottobre 2016 ha organizzato proteste in tutto il Paese contro una proposta di legge antiabortista.

A lei abbiamo rivolto in esclusiva per Articolo 21 alcune domande sulla situazione attuale:

La Polonia PiS ha detto che vuole uscire dalla Convenzione di Istanbul. Qual é il sentimento delle donne polacche in questo momento? si sentono meno protette?

Ci siamo opposte al tentativo del governo e dei fondamentalisti di legalizzare la violenza domestica in Polonia revocando la Convenzione di Istanbul e introducendo il disegno di legge UD279. I lavori sul disegno di legge sono iniziati giá nel 2017, quando la Russia ha istituito una legge simile e il ministro della Famiglia polacco, Elżbieta Rafalska, si era recata a Budapest per un incontro internazionale dei fondamentalisti (Congresso mondiale delle famiglie), a cui hanno partecipato anche i legislatori russi. Due mesi dopo, il Ministero della Famiglia polacco ha avviato le procedure legislative che sono state rivelate pubblicamente nel dicembre 2018, quando il disegno di legge UD279 è stato inviato alle organizzazioni pubbliche per la “consultazione”. C’è stata un’enorme reazione a questo disegno di legge. Il Primo Ministro ha mentito dicendo che il disegno non era in corso, e il Ministero della Famiglia ha mentito ugualmente, nonostante la lettera ufficiale inserisse il disegno nella procedura di consultazione.  Questo disegno di legge é nonostante le bugie del governo, formalmente e ufficialmente nei procedimenti del governo e non é ‘abbandonato’, come si è detto, ma ‘congelato’, facile dunque da sbloccare in qualsiasi momento.

Sono certa che il motivo principale per il congelamento del disegno di legge UD279 sia stato il fatto che questa legge non poteva essere stabilita e attuata fino a quanto la Polonia sia dentro la Convenzione di Istanbil. Quindi, per metterla in moto, il governo deve revocare la Convenzione, che non é il vero problema ma solo un grande ostacolo.

Ci sono ulteriori prove della volontá del Governo di uscire dalla Convenzione di Istanbul da tempo. Giá  nel 2017 il governo aveva interrotto i finanziamenti per il centro di sostegno alla violenza domestica e la polizia aveva fatto irruzione negli uffici delle organizzazioni che forniscono aiuto alle donne sopravvissute. Direi proprio che ci troviamo davanti a un tentativo congiunto da parte dei politici di destra e dei fondamentalisti religiosi per smantellare completamente il sistema di sostegno alle donne.

La stessa cosa sta accadendo in Turchia, con la stessa narrazione “religione / tradizione”, ecco perché abbiamo tenuto un briefing di solidarietà presso l’ambasciata turca a Varsavia il 5 agosto, quando le donne turche hanno protestato a Istanbul. È un’ondata mondiale di guerra alle donne.

Il gruppo Ordo Luris, un’associazione fondamentalista e molto conservatrice che cerca di influenzare la legislazione europea attraverso competenze legali, ha iniziato il 23 luglio scorso a raccogliere le firme per revocare la Convenzione.  Questo gruppo sostiene che la Convenzione di Istanbul metta in discussione l’autonomia e l’identità della famiglia. Praticamente c’é la volontá di revocare le convenzioni sui diritti umani per ostacolare maggiormente le richieste degli stessi diritti. Dobbiamo fortemente resistere in questo momento alla follia della destra e all’odio dei fondamentalisti religiosi verso le donne.

Il Presidente Duda attraverso il suo portavoce ha affermato di voler introdurre in Polonia “nuove regole” che saranno sicuramente molto conservatrici. Cosa pensi cambierà?

Ci odiano e faranno tutto il possibile per rendere le nostre vite invivibili. Ci toglieranno tutti i diritti civili. Cercheranno di costringere le persone a lasciare il paese a causa delle campagne diffamatorie da parte del governo e della televisione pubblica sulle violenze dirette che subiscono  le persone LGBT. Li odio davvero tutti. E per me dovrebbero essere in prigione.

Abbiamo visto varie manifestazioni a Varsavia sia per le donne che per i diritti LGBT. Sono giá state programmate altre proteste?

Non pianifichiamo dimostrazioni. La nostra capacità di mobilitazione è dalle 24 alle 48 ore e ci organizziamo, se necessario. Dopo 5 anni di lotta, vediamo che solo le proteste organizzate di volta in volta sulle cose che accadono hanno senso. L’eccezione è il 3 ottobre, che è l’anniversario del primo sciopero delle donne polacche nel 2016 (Black Monday). Quest’anno marceremo contro la violenza.

La popolazione polacca avrebbe mai pensato che le privazioni della libertà da parte del Governo avrebbero influito sui fondi europei? Avete mai pensato che in questo modo potreste essere esclusi dall’Unione Europea?

Personalmente sono a favore del taglio dei fondi, non solo perché stanno violando la legge, ma soprattutto perché stanno distruggendo i diritti umani. Spero che l’UE smetta di agire in modo codardo e inizi a reagire alle decisioni e alle azioni scandalose dei governi polacchi. Il sostegno all’UE in Polonia è superiore all’80%. Se ci sará il pericolo di poter essere espulsi dall’Unione Europea, gli elettori dell’attuale Governo si opporranno fortemente.

In questo processo di violazione dei Diritti Civili, anche l’Italia ha mostrato il proprio supporto scrivendo una lettera alla Commissione Europea a nome di diverse associazioni nelle quali rientrano Giulia Giornaliste, il cpo della Fnsi, il cpo dell’Usigrai.  Che reazioni ci sono state?

Vi ringraziamo davvero del vostro supporto. Il vero potere in effetti lo hanno i cittadini e le comunità. Non abbiamo molta fiducia sulle istituzioni dell’UE, ma abbiamo molte speranze nella Comunità Europea. É solo grazie al sostegno internazionale che possiamo vincere questa guerra. La solidarietà e l’interazione tra le persone saranno fondamentali per vincere queste battaglie sia per le donne che per i gruppi LGBT che in questi giorni sono maggiormente sotto attacco. 

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