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Volontariato: una nuova inestimabile ricchezza sociale

 

In questi giorni di solitudini forzate, porte chiuse, abbracci vietati, didattica a distanza e di un’inevitabile, dolorosa diffidenza nei confronti del prossimo, ci ritroviamo immersi in qualcosa che fino all’ultimo speravamo di non vedere, né tantomeno di vivere in prima persona.
La presenza di un “nemico invisibile”: il virus Covid 19 ci ha reso confusi e smarriti, ma soprattutto spaventati dinnanzi al rischio di un’ angosciosa evenienza : venir contagiati.
Il silenzio regna nelle strade, rotto solo dalle sirene delle autoambulanze e dal transito dei carri funebri e da un megafono che invita la cittadinanza a rimanere a casa.

Nel giro di poche settimane il nostro modo di vivere è mutato dovendosi adattare ad una diversa normalità dalle prescrizioni impartite per evitare il contagio, all’utilizzo degli strumenti di protezione : mascherina e guanti.

La storia ci ha insegnato ad andare avanti, a continuare a coltivare la nostra vita, il nostro sogno, la nostra quotidianità anche quando si verificano imprevisti capaci di scuoterne le fondamenta. Prova ne sono attualmente i numerosi messaggi che si leggono lungo le strade “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”.

I mezzi di cui oggi disponiamo, ci offrono innumerevoli canali di informazione ed assistiamo, e non solo negli ospedali, a veri atti di grande generosità e di disponibilità alla cura da parte di Medici, Infermieri, Operatori Civili e Volontari.
In questa “guerra sanitaria”, a fronte di una Sanità Pubblica, largamente depauperata di posti letto e di personale, e dinnanzi ad un virus aggressivo e contagioso, che nei casi gravi costringe il paziente a periodi di degenza in terapia intensiva, queste persone sono in “trincea”, spesso silenziosa e lontana dai riflettori, rischiando la propria salute.

Il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa, la Pubblica Assistenza, e tante altre organizzazioni di privati cittadini, in modo propositivo e partecipe, prestano la propria attività in nome di un’umanità unita e fraterna.

Noi volontari abbiamo deciso autonomamente e in piena libertà cosa vogliamo essere: persone al fianco di altre persone, vulnerabili ma portatrici di valori ugualmente degni di essere compresi, capite nelle loro diversità, aiutate a superare momenti di difficoltà, confortate e supportate con competenza.
Il volontario deve ispirarsi ai principi dell’organismo presso cui opera e partecipa, e deve sempre agire in modo coordinato ed efficace per affiancare le strutture preposte e chi ha bisogno con tempestività e sollecitudine.

L’Italia è un Paese dove un gran numero di cittadini pratica volontariato in varie forme: secondo l’ISTAT il numero dei volontari stimato in Italia è di 6,63 milioni di persone (tasso di volontariato totale pari al 12,6%). Quest’attività ,al di là di ogni logica di mercato, offre il valore della relazione di prossimità, della condivisione , diventando vera scuola di solidarietà e fratellanza.
Ogni volontario antepone il NOI al proprio ego, senza alcuna presunzione di superiorità ma piuttosto riconoscendo l’altro nella sua unicità e preziosità umana.
Ed oggi si assiste a questa rivoluzione: i volontari, oltre alla loro preparazione, si mostrano persone animate dallo spirito di servizio, seminando le loro energie e le loro conoscenze, diffondendo speranza e coraggio, esibendo sempre entusiasmo ed amore gratuito e incondizionato.

Tanti i servizi svolti dalle associazioni di volontariato in questa occasione: consegna di farmaci, viveri, attività di tele sostegno, trasporto di pazienti con le ambulanze, ma nessuno viene dimenticato ma tutti vengono accolti, soprattutto le persone più fragili, con un gesto apparentemente insignificante, che però ha conseguenze positive, magari non immediatamente valutabili dal punto di vista sociale, ma resta il fatto che il volontario si mette al fianco di chi ne ha bisogno.
La vittoria è proprio questa: toccare con mano la realtà, guardando in faccia il dolore, utilizzando il linguaggio delle emozioni e non semplicemente quello razionale della mente.

Perché lo si fa? Non solo per intento filantropico, ma anche per se stessi. Perché sentirsi utili agli altri ci dà importanza, ci evita il senso di solitudine, ci impedisce di avere paura.
Torneremo a vivere, a veder splendere il sole e riscopriremo il valore di quei piccoli gesti che davamo per scontati come una franca, vigorosa, stretta di mano o la dolcezza di una abbraccio amichevole e confortante, e non sarà come prima.

Manterremo gli effetti di questo virus e non saranno quelli notoriamente devastanti, ma lasceranno il ricordo nel nostro DNA che in momenti di estrema necessità solo il restare umanamente uniti ci salva.

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