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Lo spot Rai sulla Giornata di Libera girato a Sabaudia, il litorale glamour con record di beni confiscati. Un messaggio di cronaca e di coraggio

 

“Il tema era il mare” mi dice Pierluigi Colantoni, direttore creativo in Rai. “Quest’anno Libera ha scelto il mare come tematica da cui partire per ricordare le vittime di mafia- precisa- certo non avrei mai immaginato che quello sarebbe stato l’ultimo spot girato prima dell’emergenza coronavirus”.

Che  dietro allo spot girato a Sabaudia ci fosse Pierluigi mi è venuto immediatamente in mente sapendo che lui ama moltissimo questi posti  e ho scoperto uguale passione da parte della regista Azzurra Di Tomassi che ha materialmente curato le riprese.

Fin qui la storia di come sono nate le immagini che oggi, 21 marzo, la Rai mette a disposizione per la manifestazione social organizzata dall’Associazione Libera di don Luigi Ciotti.

La Rai è una Azienda importante e il suo contributo alla Giornata della memoria ha un significato particolare quest’anno. Un anno senza cortei né striscioni, senza giovani per le vie. Un anno muto come la primavera che inizia proprio oggi.

“Ho pensato che il mare può avere un’onda che cancella le scritte sulla sabbia- mi dice Pierluigi Colantoni- ma ci sono cose che neanche il mare può cancellare. Questi sono i nomi di tutti quelli che hanno perso la vita uccisi dai mafiosi, così come  Peppino Impastato”.

E la bellezza di questo spot è nella semplicità del messaggio che veicola : non si dimentica non perché esiste un rituale  della memoria me perché è la memoria stessa  che si impone al di là di quegli elementi naturali che in teoria potrebbero cancellarla, come un’onda appunto che raggiunge la riva.

Parlare di questo spot e della giornata della memoria delle vittime di mafia mi reca una grande emozione.  Sabaudia è stata sempre il simbolo delle vacanze vip, del glamour a ogni costo, delle ville sulle dune con nomi importanti del capitalismo e della politica. Subito dopo Pasolini e Moravia sono arrivati calciatori e attrici, banchieri e costruttori. Sabaudia “da bere” si potrebbe dire. Almeno per un quarto di secolo è andata così.

Fortunatamente io in quegli anni ero in Rai . Ho dunque lasciato Sabaudia, il lago e le dune a quelle immagini che avevo da ragazzina e cioè una natura incontaminata,  pescatori che inzuppavano il pane nell’acqua salmastra del lago , tanti bellissimi ricordi di un ambiente semplice,  autentico. Quando sono tornata alla morte di mio padre nel 2007 ho percepito immediatamente quel peso che le mafie sono capaci di incuterti senza che tu le veda.  L’interesse mafioso non ha nulla in comune  con il paesaggio, con il mare, con le onde, con la memoria. Per i mafiosi tu non devi avere memoria perché la storia la vogliono scrivere loro. E lo fanno con le collusioni, con le complicità e con le minacce. E se ti ribelli loro trovano un modo per eliminarti.

Quello che si rischiava di perdere è tutto nello spot della Rai. L’armonia di giocare con il cane e di camminare a piedi nudi sulla battigia scrivendo i nomi di chi deve rimanere per sempre custodito nel nostro cuore.  Questa è l’essenza della memoria. Il dna della nostra libertà dall’oppressione mafiosa, così come Libera ci ha insegnato a condividere all’interno di quel “noi” contro le mafie che da tanti anni ci accompagna nelle numerose manifestazioni e iniziative.

Perché penso che il contributo Rai sia importante? Perché  lo spot suggella una storia recente e la racconta in una giornata molto importante. Sabaudia come dicevo era glamour e dietro a questa patina di mondanità celava il suo rapporto  con gli interessi illeciti. Dietro a iniziative politiche e imprenditoriali apparentemente legali esisteva un piano per sventrare letteralmente il Parco del Circeo. Adesso, a distanza di molti anni, rimosso molto cemento e allontanata per sempre la possibilità che un ecosistema unico  e prezioso venga distrutto, mi rendo conto che il contenuto di quei fotogrammi non è solo celebrativo della giornata per cui è stato pensato ma chiude una storia , la enfatizza e le restituisce  verità.

In meno di quindici anni Sabaudia è diventata la seconda città del Lazio per beni confiscati alle mafie e ho scoperto che Pierluigi Colantoni questo non lo sapeva.

E dunque il creativo ha intuito che il mare vicino a Roma fosse un posto giusto per girare uno spot in memoria delle vittime di mafia, lo ha intuito e non poteva scegliere migliore location.

Uno spot senza lo stereotipo del dolore e delle lacrime che spesso accompagnano la memoria dei lutti. Immagini piene di luce e ricche di speranza. La ragazza con i capelli scuri usa un pezzo di legno trovato sulla sabbia per scrivere il nome di Giuseppe Impastato ed è come se tra lei e quel nome, quella storia e quella persona  ci fosse il legame di chi assurge a testimone.  La memoria è questo. E Sabaudia è pronta già a dimenticare che per mesi è stata sulle prime pagine dei giornali e che metà piazza era già in mano ad attività illecite della criminalità organizzata.  La bellezza di quella spiaggia e  la montagna del Circeo  sembrano ricordare che in ogni storia c’è un’alfa e un’omega. La memoria racchiude il percorso completo dell’umanità , un percorso difficile, accidentato, solitario come quello di Ulisse che lega Sabaudia al mito di Circe. La memoria lega il dolore alla speranza come la giornata di oggi che nasce nella pandemia recando e diffondendo sul web  la storia di tante persone  uccise dalla mafia :nomi  scritti per sempre su una spiaggia meravigliosa.

Per me  è un privilegio scrivere questo pezzo, fare parte di Libera e di Articolo21 e avere scoperto che in una manciata di secondi  uno spot della Rai ha raccontato tutto quello che doveva raccontare unendo ancora una volta la bellezza della natura  al coraggio di tante donne e di tanti uomini che si sono opposti  al potere mafioso.

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