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Coronavirus. Da un infermiere contagiato l’appello a non mollare e restare a casa

 

Il Covid 19 continua imperterrito a contagiare e attaccare ogni organismo umano con cui viene a contatto. Senza fare alcuna distinzione, il virus in modo invisibile attacca l’organismo, che si accorge di questo quando ormai è pronto a colpire. Tra le vittime di contagio soprattutto chi è in prima linea nella difesa della popolazione come nel caso di Marco (nome di fantasia), infermiere lombardo che ha avvertito i sintomi del virus nei primi giorni di marzo e che dopo averne testato la violenza sulla sua pelle, ora che ci dice di star recuperando le forze, ha voluto fargli sapere che non ha alcuna paura e che continuerà a combatterlo in ogni modo, appellandosi a tutti di essere uniti in questa lotta restando a casa.

Sei un bastardo… MALEDETTO

Non mi hai lasciato neanche il tempo di rendermene conto, mi hai preso alla sprovvista mentre stavo tranquillamente svolgendo il mio lavoro. In una guerra il nemico si presenta difronte all’altro con lealtà e non come hai fatto tu. Sei un VERME!

Sei entrato nel mio organismo senza che io potessi ergere la minima difesa e per giorni hai continuato ad attaccare il mio sistema immunitario senza che io me ne accorgessi.
Quando ho sentito che qualcosa non andava era ormai troppo tardi per riuscire a contrastare la tua avanzata, così che hai avuto modo di sferrare tutta la tua potenza su di me. Un pugno allo stomaco è dire poco. Non dimenticherò mai quel giorno! Nonostante si erano già verificati i primi casi a Codogno tanto che il Governo aveva già decretato le prime zone rosse nel Nord Italia, sono andato al lavoro come sempre. Seppure con un po’ di preoccupazione, visto che non avevamo mascherine, non mi sono tirato indietro e, lo rifarei ancora. Il mio lavoro è quello d’infermiere, non potrò mai tirarmi indietro dal dare una mano a chi ne ha bisogno.

Quella mattina però dopo alcune ore di lavoro, durante le quali non avevo accusato alcun sintomo, all’improvviso ho sentito un brivido di freddo, giramenti e mal di testa e stanchezza con le ossa a pezzi come se mi fosse passato un treno addosso. Ancora oggi non so se i sintomi che ho avuto io sono uguali agli altri che hai attaccato, ma sappi che sei stato un verme devastante. Dopo pochi minuti non riuscivo più a reggermi in piedi, sono andato a riposarmi un attimo per capire cosa stesse succedendo, ma più passavano i minuti più sentivo la febbre salire, i giramenti di testa e le forze che mi venivano meno. Ringrazio ancora il mio diretto superiore che vedendomi in quello stato, mi ha consigliato di andare subito a casa.

L’indomani nonostante avessi ancora un po’ di febbre mi sono ripresentato al lavoro, anche se il mio reparto non è di massima sicurezza, non volevo mettermi in malattia proprio in quel momento in cui stava crescendo l’apprensione in tutta Italia e anche se da due giorni avevamo saputo che nel nostro ospedale alcuni nuovi pazienti erano risultati infetti dal tuo virus.

Volevo a tutti i costi essere vicino ai miei colleghi e con essi ai pazienti che avevamo in reparto. Ma dopo poco più di un’ora la stanchezza mista a giramenti di testa è tornata a farsi sentire più forte di prima. Il mio superiore, accortosi del mio stato mi ha chiamato da parte “vieni qui, tu non stai bene, siccome sono appena arrivati i tamponi per il Covid 19 per sicurezza te lo faccio poi vai a casa e ci sentiamo appena stai meglio”.

E così ho fatto, preoccupato si, ma non pensando che TU, bastardo maledetto, eri già arrivato anche nel mio ospedale, lontano da quelle zone rosse e che avevi già infettato pazienti e noi sanitari. Infatti il giorno seguente, dopo aver passato quelle ore tra febbre alta e dolore alle ossa da morire, mi è arrivato addosso anche tutto il peso della conferma che anch’io ero infetto da Covid 19. Quel virus che si era manifestato in Cina e poi in Italia, era incredibile ma aveva attaccato anche me.

Non mi ricordo per quanti minuti sono rimasto a fissare nel vuoto le mura di casa senza pensare a niente, poi dopo… molto dopo, sono arrivate anche le lacrime, che in un certo senso mi hanno anche aiutato a non morire lì in quel momento e mi hanno spinto a reagire. Non avevo mai provato una situazione così. Solo a casa e sentirsi dal mio superiore “purtroppo il test è positivo. Non ti agitare. Prima di tutto sappi che abbiamo già allertato la protezione civile e la polizia municipale così che ti possano portare subito le prime medicine e quant’altro di cui hai bisogno”. Non mi ricordo nemmeno cosa ho risposto, so solo che da quel momento è iniziata la battaglia contro di te, bastardo figlio di puttana. E se nei due giorni prima mi avevi fatto già vedere la tua forza quello che hai fatto dopo è stato devastante.

Nei giorni successivi mi hai letteralmente messo al tappeto, febbre, quel nodo in gola continuo che non mi lasciava respirare, steso nel letto senza neanche la forza di mangiare o di andare a lavarmi. Il mio aiuto dall’esterno era il personale della polizia locale mi chiamava tre volte al giorno per sapere come stavo e se avessi bisogno di qualcosa. Di questo ringrazierò sempre quella voce amica, di cui mi ero fatta un’idea del viso, che mi ha dato anche un sostegno morale e per la quale in un certo senso mi sentivo anche di non dover mollare, anche se poi di notte, solo nel buio della mia stanza, mi sentivo tanto debole da pensare che da lì a poco avrei iniziato a morire.

Non dimenticherò mai questi giorni, quelle notti solo sapendo che al massimo se fossi morto, qualcuno lo avrebbe scoperto il giorno dopo quando non avrei risposto al telefono. Nei giorni seguenti, nonostante mi sentissi a pezzi, non mangiavo, a fatica riuscivo ad alzarmi per andare in bagno, il tuo attacco spietato è continuato senza un attimo di tregua. Con le forze a terra e la febbre che si è alzata fino a quaranta e forse più, uno dopo l’altro mi hai mostrato tutti i sintomi influenzali che solitamente si presentano durante la stagione invernale ma con una forza devastante mai provata prima su di me: tosse, nodo in gola, raffreddore, dissenteria e quell’assenza di olfatto e il non riuscire più a percepire i sapori che ancora oggi mi porto dietro.

Non so davvero quanto ho pianto in questi giorni, ma forse queste lacrime mi hanno dato inconsciamente uno stimolo a reagire, a cominciare da quel non riuscire ad alzarmi neanche dal letto, ma che dico ad alzarmi, non riuscivo neanche a muovere le gambe. Per sollevarle sotto le coperte dovevo aiutarmi con le mani, quando il più piccolo movimento sembrava la scalata di una montagna. E proprio quando qualcuno di questi sintomi sembrava che stesse per scomparire hai deciso di colpire i miei polmoni.

Facevo sempre più la fatica a respirare. Dopo una settimana di sofferenze, solo e stremato, più di una volta ho pensato che da lì a poco sarebbe giunta la fine. Forse non sono morto grazie al fatto che da subito, appena saputo della positività del virus, sapendo che questo virus attaccava i pazienti a livello respiratorio ho deciso di prendere l’antibiotico contro la polmonite. Non posso dirlo con certezza, ma forse questo ha evitato il tuo colpo di grazia. E ripensandoci oggi mi convinco sempre di più che non ce l’avrei fatta; se non per la febbre piuttosto che per la mancanza di forze o per l’attacco al mio intestino, in quei momenti credevo che il tuo attacco al mio sistema respiratorio mi avrebbe davvero dovuto far perdere questa guerra.

Oggi non so se posso dire di aver vinto, se tra pochi giorni quando dovrò rifare il tampone sarai sparito, né tantomeno se tornerai ad attaccarmi con più forza di prima, ma sappi che ormai ti conosco e che non mi fai paura ed intanto se Dio vuole, tornerò a dare una mano ai miei colleghi per dare una mano ad assistere altre persone che non stanno bene.

Vedo che in Italia da Nord a Sud e anche nel resto del mondo, molti centri universitari e laboratori specializzati stanno cercando di produrre un vaccino e terapie per combatterti e sconfiggerti. Tu probabilmente sei convinto di riuscire a vincere su di noi, ma non ci riuscirai!

Dopo aver colpito la Cina, l’Italia me compreso, e ormai tutto il resto del mondo, sicuramente ti senti tanto forte da poterci sconfiggere… ma non sarà così perché il genere umano sta mostrando che tutti insieme senza alcuna distinzione di razza, religione o condizione sociale si sta unificando alle misure messe in campo da Cina e Italia per auto isolarti in modo da non permetterti di contagiare più altre persone e ucciderci tutti.

I virus esistono forse anche prima del genere umano, ma questo pianeta devi sapere che è fatto per gli uomini, gli animali e le specie viventi che danno la vita. Tu sei un virus letale che la vita la vuole togliere, vuoi rendere questo pianeta come era ancor prima che ci fossero i dinosauri. Il genere umano non ti permetterà di vincere sulla vita!

È per questo che rivolgo il mio appello a tutti i quali hanno letto questa mia confessione. Restate a casa più di quanto potete. Io ho preso il virus ho lottato e grazie a Dio ne sto venendo fuori, ma è necessario lo sforzo congiunto di tutti.

Vi giuro non è una semplice influenza, l’ho provato sulla mia pelle, non siate incoscienti verso voi e i vostri cari, dover stare da soli senza nessuno e con quello che ti fa questo virus non è come affrontare un’influenza. Vi prego state a casa! Io l’ho fatto per me. Voi fatelo per voi stessi!

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