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“Ti rompo il culo…” e le altre minacce di morte. Da soli siamo nulla, insieme ce la possiamo fare

 

Difficilmente dimenticherò la giornata di oggi. Avevo dormito poco la scorsa notte, non esistono i “super uomini”, e comunque io certamente non sono uno di loro. Sono solo un giornalista che ha tentato di raccontare un territorio e dare nomi e cognomi ai mafiosi, denunciando le loro malefatte, i loro sporchi affari, ed invitando a denunciare i cittadini.
Ogni volta che vado a testimoniare in Tribunale è difficilissimo, ma oggi è stato incredibile. Le minacce di morte del capomafia di Pachino, Salvatore Giuliano e del figlio Gabriele. Quella paura matta.
Pensate a trovarvi per un’ora e mezza con il capomafia che ti guarda, ti scruta. Un’ora e mezza di domande e la stanchezza di chi è vittima ed a tratti viene trattato da alcuni avvocati degli imputati come l’imputato.
Ma credo fortemente nella Giustizia, nella sacralità delle Aule di Tribunale e di chi amministra Giustizia.
Ma la stanchezza è tanta. Sognavo di fare il giornalista, non di ritrovarmi per la nona volta a testimoniare in una fredda aula di Giustizia. Nell’ennesimo processo – ho perso il conto – per minacce di morte.
Stiamoci accanto, facciamo squadra.
Grazie a chi c’è stato, al mio fraterno amico Vittorio che ha rappresentato la FNSI, con Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, e tutti i colleghi ed amici presenti. Grazie a Voi, che mi avete riempito di messaggi d’affetto.
Eppure oggi ne sono sempre più convinto: da soli siamo nulla, insieme ce la possiamo fare.

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