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Genova. Giovanna Marini: “Sono proprio io la pietra dello scandalo”

 

“Sono proprio io la pietra dello scandalo” afferma sorridendo Giovanna Marini ricostruendo un fatto di queste ore: una sala cinematografica di Genova ha annullato “per incompatibilità politica e morale” la proiezione fissata per il 3 marzo del film di Giandomenico Curi “A Sud della musica”. Un docu/film che peraltro ha ricevuto il visto di censura da parte del MIBAC, una pellicola che come spiega Marini “parla del Salento, della preziosa e antica musica “grika” del Salento e soprattutto di persone”. Giovanna Marini in questo film non canta e soprattutto ricopre solo il ruolo di ricercatrice di un mondo fatto di voci inascoltate, di contadine e contadini del sud, di emigranti, di braccianti, ma anche di giovani che riscoprendo le tradizioni dei nonni hanno frequentato il conservatorio e oggi sono musicisti.

Ma tutto ciò non è bastato e pur di censurare la persona e l’artista Giovanna Marini si è mandata all’aria l’iniziativa pubblica già in calendario. La musicista che in vita sua ne ha viste tante, non si scompone troppo anche se si percepisce tutta la sua amarezza. “Io sono una ricercatrice di note ma prima ancora di persone e questo lavoro è iniziato nel 1968 quando alla guida della mia auto ho girato il Salento innamorandomi del prezioso patrimonio che l’ottimo regista ha poi voluto raccogliere e trasformare in questo film uscito un anno fa, che dopo la prima a Zollino ( in provincia di Lecce e “culla” della ricerca”) sta girando l’Italia. Ma ripeto – incalza Marini – io di fatto non conto nulla. Sono le persone che ho incontrato che mi hanno aperto un mondo culturale sconfinato e di grande pregio culturale”. Con lo stile che la contraddistingue Giovanna Marini definisce “peregrina” la decisione di censurare la proiezione della pellicola da parte di questa sala. Continua a sorridere Marini che certamente paga lo scotto di essere sempre rimasta se stessa anche e soprattutto nel suo impegno civile.
È drammatico e fa paura assistere che nel 2020 si decida di mettere il bavaglio, di cancellare e censurare chi non è allineato. In questa cloaca di rete invisibile in cui siamo ormai tutti immersi, in questa pseudo libertà di social progettati per farci pensare e agire come fossimo animali in batteria riecheggiano le parole di Pasolini su quello che definiva “il nuovo fascismo” baluardo del pensiero unico.

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