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Inizia l’anno 2020 e la storia del Moby Prince non è ancora finita

 

29 anni, una eternità, per molti una buona fetta di vita nella  speranza di una giustizia.  Una speranza ancora in attesa per le 140  famiglie delle vittime, che vogliono sapere cosa realmente è accaduto  quella notte del 10 aprile 1991. Ma anche per tutti i cittadini  italiani, che hanno il diritto-dovere di conoscere la verità sulla più  grave sciagura della marina mercantile italiana dal dopo-guerra. 29 anni subiti sulla nostra pelle di familiari, un fardello che ci  accompagna ogni giorno, ogni notte, che non ci lascia mai, anche nel  sonno o quando pensiamo di essere felici! Per tanti anni soli, con la  consapevolezza che le istituzioni nel passato poco hanno voluto fare,  con la certezza di un travaglio processuale volto unicamente a  costruire una verità di comodo.

Finalmente un faro in una nebbia di cattiva giustizia si è acceso con  il lavoro della Commissione Parlamentare di inchiesta. Un lavoro unico  nel suo genere, una delle poche commissioni parlamentari che ha  prodotto veramente tanto. Lascia un po’ perplessi il fatto che tre tra  i più tenaci Senatori che hanno lavorato nei due anni di mandato,  Silvio Lai, Luciano Uras e Sara Paglini, non siano stati rieletti. E’  molto strano….ma è la storia del Moby Prince. Grazie al lavoro della Commissione Parlamentare e al grande contributo  arrivato dal libro di Francesco Sanna e Gabriele Bardazza “Il caso  Moby Prince: la strage impunita”, in pochi anni è stata squarciato il  muro di silenzio e sono state scardinate le conclusioni processuali  del passato.

La verità è sempre più vicina e due Procure, quella di  Livorno e di Roma, lavorano sui reati non prescritti. Ma la novità più importante dell’anno che sta finendo è la causa che i  familiari delle vittime hanno intrapreso contro lo Stato, la cui prima  udienza è fissata presso il Tribunale di Firenze per il 26 marzo 2020.    Nello specifico i familiari hanno citato i Ministeri delle  Infrastrutture e Trasposti e della Difesa sulla base delle evidenze  scaturite dal lavoro della Commissione Parlamentare, riguardo alla  mancata azione di controllo sul porto di Livorno e alla omissione dei  soccorsi al Moby Prince da parte degli organi competenti. Rimane da capire cosa è successo al Moby Prince prima della  collisione, un tassello mancante in un puzzle in buona parte  ricostruito, e perché le assicurazioni delle compagnie di navigazione  convolte poco dopo due mesi dalla strage si sono accordate tra loro. Ancora troppi scheletri rimangono nascosti negli armadi. Speriamo che  il nuovo anno che arriva riesca a liberarne qualcuno.

Luchino Chessa, Presidente Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus

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