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Il messaggio di Papa Francesco. Dall’accoglienza alle crisi dimenticate

 

Il potente messaggio natalizio di Papa Francesco comincia con una affermazione trascurata da quasi tutti i grandi i giornali, a cominciare da chi, come Repubblica, ha un inviato sul posto. Il riferimento con cui Bergoglio ha voluto aprire il suo messaggio, come Repubblica almeno nell’edizione on line non evidenzia, è stato infatti alla Siria. Se il corriere.it , almeno in orario serale, ha preferito ignorare il messaggio del Papa, puntando su quello dell’arcivescovo di Milano e su quello di Lukaku, giocatore di punta dell’Inter, resta il fatto che quella del Papa rimane la sola voce che ricorda che in Siria si continua a morire sotto le bombe, dopo nove anni di guerra. E siccome questa tragica evidenza è sotto gli occhi di tutti coloro che aprono le pagine della stampa internazionale, nello specifico nella martoriata provincia di Idlib, dove centinaia di missili vengono sparati ogni giorno contro la popolazione civile causando una nuova deportazione forzata di popolazione civile, il motivo di simile rimozione italiana rimane un mistero da chiarire e capire. Ovviamente Francesco ha subito aggiunto tutti gli altri scenari tragici e mortali del Medio Oriente, a cominciare dallo Yemen, dove ha sottolineato in particolare di pensare e soffrire per i bambini dello Yemen. Ma a differenza dei giornali italiani che le trascurano da settimane, il Papa si è soffermato anche sulle gravissime crisi libanese e irachena, dove la piazza chiede da mesi quel che non avrà, cittadinanza, libertà e onestà. Tutto questo però non fa notizia e il silenzio su crisi così profonde e importanti per tutto il Mediterraneo segna il peso di scelte partigiane e che meriterebbero di essere spiegate ai lettori da parte di grandi giornali nazionali.

La seconda area sulla quale si è soffermato il Papa, marcando un’ulteriore distanza dal nostro sistema comunicativo, è l’America Latina, scossa Anch’essa da malesseri e proteste sempre più diffuse come ignorate. Quindi l’Africa, dove il Papa è stato ancora una volta più accurato e puntuale del nostro sistema informativo nel dare conto di quel che accade e di cosa significhi per milioni e milioni di persone.

I profughi allora sono stati il tassello congiuntivo di tutte queste crisi. Sono loro le vittime di queste guerre e di questi conflitti che non raccontiamo, che non recepiamo, ma che loro vivono come ingiustizia sulla loro pelle e che li costringono a fuggire, non certo per desiderio di svago o diporto, dalle loro case. L’ingiustizia in uscita e l’ingiustizia nella difficoltosa o negata entrata l’ha raccontata il Papa, che almeno a Natale ha sostituito un sistema informativo assolutamente sbilanciato e fallace, piegato ombelicalmente su una visione che ne dimostra tutta la mancanza di capacità di proiezione regionale e globale.

Questa giornata marca un papato lontano mille miglia da un racconto parziale e spesso ideologico, piegato a logiche che non hanno nulla a che fare con il bene comune e le prospettive nostre e del mondo che ci circonda.

Soprattutto i migranti sono apparsi i protagonisti di una visione che ha nel Papa il costruttore primo, e speriamo non solitario, di quella cultura del vivere insieme, della riconciliazione, che il Natale festeggiato da tanti dovrebbe incarnare per tutti.

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