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Il “Capitalismo della Sorveglianza” domina la nostra epoca

 

Nell’era di Trump e Zuckerberg nella Silicon Valley è il tempo del cinismo. Lo ha scritto qualche settimana fa l’edizione americana di Wired, sintetizzando un concetto di fondamentale importanza con “chiarezza cristallina”. Non tutti saranno felici/capaci di farlo, ma bisogna proprio dimenticare l’immagine liberal e progressista dei grandi giganti hi tech californiani. Quell’epoca è finita da decenni ma questa favoletta ha continuato ( e continua) a illudere politici e opinionisti italiani di vario orientamento sentimentalmente legati ai maglioncini nerd ostentati dai boss delle compagnie.

Se nel 2016 l’uso spregiudicato di Facebook ha contribuito a spostare voti negli stati chiave consentendo l’elezione di Trump, ora il gioco è diventato esplicito. Nel partito democratico i candidati di sinistra, in corsa per la nomination con buone possibilità, Bernie Sanders e Elizabeth Warren, propongono di “spacchettare” i monopoli che si sono creati, introdurre una legislazione antitrust, far finire “la pacchia” di chi monopolizza il mercato mondiale. In primis quello della pubblicità che ha reso a Zuckerberg solo nell’ultimo trimestre ( tre mesi!) 17 miliardi di dollari di entrate. Mark non l’ha presa bene l’iniziativa democratica, ha definito la Warren un “pericolo mortale”, molto meglio Trump insomma. Il presidente in carica, a sua volta, con la rapidità tipica dell’uomo d’affari, non ha perso tempo schierandosi “anima e corpo” a sostegno dei colossi della Silicon Valley prima con le misure contro la concorrenza cinese, ora con i ricatti agli europei. E qui il discorso sfocia nel grottesco. Trump è arrivato addirittura a minacciare la sovranità fiscale di Francia, Italia e degli altri paesi UE che osassero pretendere di tassare i profitti realizzati dai giganti hi tech USA nel loro paese. Discorso grottesco perché, evasori a parte, chi realizza profitti in Italia ( vendendo qui prodotti) dovrebbe pagare qui le tasse come gli altri operatori economici. Questo non è avvenuto perché Bezos ( boss Amazon, definito un genio da un nostro ex presidente del Consiglio) e company hanno sfruttato le opportunità offerte dalla globalizzazione per non pagare assolutamente nulla (64 milioni su miliardi incassati) da noi.

Tutta questa vicenda comunque un lato istruttivo ce l’ha. Fino a ieri i “sovranisti” di casa nostra urlavano contro Amazon, Google e Facebook dicendo che sono loro a dover pagare non il piccolo artigiano/imprenditore vessato dalle tasse. Ovviamente scagliandosi poi ( con un riflesso quasi pavloviano) contro la UE che limiterebbe sempre e comunque la nostra indipendenza. Cosa faranno adesso gli stessi sovranisti, ora che il loro amico Trump, loro guida insieme a Putin, è passato alle minacce nel nome dell’America First? Diranno qualcosa a favore della nostra sovranità nazionale contro i dazi imposti per ritorsione sulle nostre merci? Illusioni è meglio farsene poche. Ma è altrettanto importante parlare di queste contraddizioni. Il “Capitalismo della Sorveglianza”, come lo ha magistralmente definito Shoshana Zuboff, domina la nostra epoca, prima col volto gentile ora col cinismo di un potere consolidato. La destra non difenderà mai i cittadini da questo dominio. Altri potranno farlo se si libereranno da miti e illusioni, approfondiranno l’argomento e ci capiranno qualcosa. Vasto programma, ma partita aperta.

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