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Festa cinema Roma 2019.  “Il peccato – Il furore di Michelangelo” di Andrei Konchalovsky chiude in bellezza

 

La festa del cinema di Roma ha chiuso con “Il peccato – Il furore di Michelangelo” di Andrei Konchalovski. Il Buonarroti è un artista rinascimentale che istintivamente associamo alla perfezione. Ma la perfezione esiste? La domanda sorge spontanea guardando il film che il regista russo ci offre. In conferenza stampa Konchalovski ha affermato che ogni autore, quando crea, si mette a nudo mostrandosi per quello che è: così Konchalovski rivela attraverso “Il peccato” la sua concezione realistica del genio che, pur ammirando, riconduce all’imperfezione umana. Concetto condivisibile perché perfette sono forse le opere d’arte, l’uomo non lo è mai. 

Non a caso Il titolo riecheggia alcune rime michelangiolesche – “Vivo al peccato, a me morendo vivo;/vita già mia non son, ma del peccato” che danno l’idea dell’individuo carico di difetti.   Michelangelo ha le sue contraddizioni, i suoi conflitti, i tormenti di un carattere pieno di quel “furore” energetico che è il suo limite e la sua forza creativa. Interpreta Michelangelo Alberto Testone, che riesce nel non facile compito di dare anima a un uomo ricco di credenze religiose e pregiudizi, in lotta con se stesso, in bilico tra le famiglie dei Medici e della Rovere dai cui conflitti preferirebbe svicolare ma si barcamena come chiunque.  Andrei Konchalovsky dice di aver scelto Testone per una somiglianza anche fisica con il Buonarroti, ma forse più ancora per una interiore, giacché – ha aggiunto – lo avrebbe preferito anche se non fosse stato attore.

L’occhio immaginifico di Koncialovsky ritrae il tipo psicologico che, nella sua visione, Michelangelo potrebbe essere stato. Nel suo film lo scultore litiga per i soldi con i familiari, ambiziosissimo, rivale di Raffaello e Sansovino. In un rinascimento fatto di abiti logori e polverosi, sudiciume e brutture, persino i colori sobri della pellicola ci riportano alla quotidiana fatica di un’umanità in un’epoca crudele e turbolenta. Una delle scene più impressionanti, quella che dà il prezzo della grandezza artistica con il concorso straordinario della collettività, è lo spostamento a valle di un mastodontico e informe blocco di marmo, con la sola forza delle braccia, attraverso un complesso meccanismo di funi, carrucole e binari: operazione durante la quale alcuni troveranno la morte. 

Solo alla fine di un racconto sulla “terribile” quotidianità di un lavoratore instancabile e complesso , appaiono sullo schermo le statue più famose di Michelangelo e, ripensando alle cave da cui fu sgravato il  marmo, il cuore si riempie di estatica meraviglia. Sentimento analogo suscitato da un altro film passato alla storia del cinema che Konchalovski sceneggiò, “Andrej Rublev”, incentrato sul mistero e sulla necessità di creare nonostante la distruttività umana. Il nuovo viaggio di Andrei Konchalovski per raffigurare il maestro italiano gli è costato otto anni di studio e arriva nei nostri cinema il 28 novembre. 

Andrei Konchalovsky Studios, Jean Vigo Italia e Rai Cinema

un film di Andrei Konchalovsky

produttore generale Alisher Usmanov

 

con

Alberto Testone

Jakob Diehl

Francesco Gaudiello

Orso Maria Guerrini

Massimo De Francovich

Data di uscita: 28 novembre 2019   

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