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Curve stadi serbatoio per la criminalità, il fascismo. Lettera al presidente Mattarella

 

Presidente Mattarella, in queste ore febbrili per la formazione del nuovo Governo ci rivolgiamo a Lei, garante e animatore della nostra Carta Costituzionale, per sottoporle una vicenda a nostro avviso gravissima. Come saprà lo scorso 7 agosto in un parco della periferia di Roma è stato ucciso Fabrizio Piscitelli, pregiudicato per reati di droga e leader storico del gruppo ultras “Irriducibili” che nel corso degli anni in buona compagnia ha firmato le pagine più orribili della storia del tifo organizzato in Italia. Da giornalisti, aderendo deontologicamente ai principi che da sempre ispirano il nostro lavoro abbiamo raccontato il suo omicidio, le alleanze criminali, il dibattito sull’opportunità o meno di concedere un funerale evento e le stesse esequie. Oltre all’ormai consueto carico di minacce via social e tensioni abbiamo riscontrato la totale inutilità del nostro operato. Perché documentando abbiamo acceso una luce sui fatti e su quanto lo stadio, le curve e alcuni segmenti importanti della città di Roma siano fuori dal controllo dello Stato e su come sia possibile che sia a Milano che a Roma le curve di Lazio ed Inter abbiamo tributato in diretta mondiale un omaggio a Fabrizio Piscitelli offendendo la memoria e l’impegno di colleghi giornalisti, che vivono sotto scorta per raccontare trame criminali o che hanno pagato con la vita il loro impegno, di poliziotti, carabinieri, magistrati che cercano ogni giorno di sradicare questi fenomeni dalle nostre città rimettendoci spesso la vita.

Le chiediamo Presidente, è coerente tutto questo? È coerente che il sistema calcio tolleri che le curve degli stadi dopo decenni di violenza e di morti siano un serbatoio per la criminalità, il fascismo e il disprezzo verso i più elementari principi dello Stato di diritto? È possibile che si ceda al ricatto di una minoranza che minaccia il vivere civile? È possibile che un ragazzino che si rechi allo stadio debba assistere alla santificazione di un uomo, che nel corso della sua vita, ha fatto parte di vari sodalizi criminali e di estremismo politico? Perché noi, nel nostro piccolo ed altri nel loro lavoro più grande, devono sopportare lo sfregio di veder calpestato il loro lavoro dall’assenza di risposte da parte delle Istituzioni sportive e politiche del Paese? A questo punto per quale motivo mettiamo a repentaglio la nostra tranquillità e quella delle persone che ci vogliono bene se poi come se fossimo in una giungla non prevalgono i più basilari dettami dello Stato di diritto e del diritto di cronaca? E soprattutto affiora alla mente quanto evidenziava lo scrittore Corrado Alvaro quando ammoniva “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”. E l’inutilità sembra il racconto e la denuncia visto il silenzio della politica, prodiga di interventi quando si palesano pubblicamente le minacce, ma incredibilmente silente sui fatti raccontati.

Rivolgiamo questi quesiti a Lei, Presidente, non solo come garante della Carta Costituzionale, come uomo che ha subito sulla propria pelle il dolore di una perdita e che ha insegnato ad un Paese intero la fedeltà alle Istituzioni, sperando che questa storia non sia l’ennesima occasione persa.

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