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Il caso Lo Muzio e le continue molestie all’Articolo21 della Costituzione

 

“Vorrei che questa domanda non sia più ‘la mia’, ma che sia la domanda di tutti i giornalisti. Non siamo qui a parlare di uno scontro tra un cronista e il ministro degli Interni, stiamo parlando del diritto-dovere di informare e di essere informati. Per questo ringrazio Fnsi e Aser per la vicinanza e per aver rilanciato in questo modo, collettivamente, la questione a cui sfugge il Ministro degli Interni”.
Arriva alla sede dell’Assostampa Emilia-Romagna direttamente dalla questura di Ravenna, Valerio Lo Muzio. Lì è stato ascoltato per diverse ore come “persona informata sui fatti” dalla Digos in merito alle intimidazioni ricevute il 31 luglio sulla spiaggia di Milano Marittima: sono troppe le domande a cui i politici non rispondono, e in questo contesto sembrano vacillare le forme di “colleganza”. Si è parlato di questo, e di tanto altro, nella conferenza stampa convocata da Aser e Fnsi oggi, 5 agosto 2019, a Bologna con il giornalista freelance di Repubblica che è stato “molestato” da sedicenti – o meno – agenti in “boghese” e a torso nudo che volevano impedirgli di riprendere una moto d’acqua della polizia di Stato con in sella il figlio del ministro degli Interni.

“E’ un momento in cui la categoria si deve difendere – ha detto Matteo Naccari, presidente Aser – perché sono in corso una serie di attacchi alla funzione stessa del nostro lavoro, e questa è un’occasione che ci deve portare a fare ‘quadrato’ rispetto a chi ci vuole distruggere. Per questo abbiamo invitato Valerio, per fargli sentire la nostra vicinanza professionale, sindacale e umana”.

Lo Muzio, come noto, è stato vittima di ambigue “battute” del ministro Salvini durante una conferenza stampa in cui il leader del Carroccio non ha risposto a una semplice domanda: “Chi e perché ha identificato il giornalista a Milano Marittima, mentre stava facendo il suo lavoro?”.

Dai rubli del caso Metropol-Lega, a quel “spegni la telecamera” e “sappiamo dove abiti”: Giuseppe Giulietti, presidente Fnsi, ieri a Bologna, insieme a Naccari e al segretario generale aggiunto Fnsi, Mattia Motta hanno rilanciato le domande dei cronisti e dato “pieno appoggio” in particolare a Lo Muzio anche a nome del segretario Fnsi, Raffaele Lorusso. “La Cedu (Corte europea diritti dell’Uomo, ndc) è chiara: i giornalisti devono pubblicare tutto ciò che ha rilevanza sociale: il diritto della comunità di esser informata è prevalente, quindi le domande non sono di “destra” o di “sinistra”. Perché se in un altro Paese un giornalista avesse ripreso, poniamo, un pedalò della polizia usato in modo illecito, a quest’ora se ne starebbe occupando il Parlamento. Invece, qui, il nemico è chi pone le domande. E allora rilanciamo tutti insieme, come comunità giornalistica, le domande di Lo Muzio e di Mottola di Report. Fare domande è un dovere deontologico, non una provocazione”.

Non si è parlato, dunque, di un singolo caso ma delle “continue molestie all’Articolo21 della Costituzione, dagli striscioni ironici sui balconi rimossi dalle forze dell’ordine, alle minacce ai cronisti” è stato detto ieri in Aser dove, inoltre, si è rilanciata la manifestazione prevista il 12 settembre a Roma contro “i tagli e i bavagli” organizzata da Fnsi.

“Dobbiamo isolare chi aggredisce i cronisti in conferenza stampa, dobbiamo alzarci e andarcene quando le conferenze stampa non prevedono domande. Sono attacchi non a un giornalista, ma al diritto dei cittadini di essere informati” ha chiosato Giulietti.

“Valerio è un giornalista freelance, come 3 giornalisti su 4 attivi in Italia – ha spiegato Motta -. L’Autorità per le Comunicazioni ha parlato di ‘indebolimento della democrazia’ riferendosi al precariato nel comparto dell’informazione. Occorre unire e rilanciare il senso di “comunità giornalistica” a partire dalla lotta ai tagli, ai bavagli e al precariato. Perché difendere i colleghi contrattualmente più deboli, oggi, significa difendere l’Articolo 21 della Costituzione e la nostra dignità professionale”.

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