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Lettera aperta a due donne umiliate in diretta mondiale

 

Care Suthida e Sineenat, neospose del re Maha, in Thailandia 

mi spiace che nessuno nel vostro Paese, nella vostra cultura e religione vi abbia aggiornato sul fatto che le donne in quanto persone sono pari agli uomini nei diritti sociali, nelle opportunità esistenziali, nella dignità di persone. Così è sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani, che anche la Thailandia ha sottoscritto nell’ambito delle Nazioni Unite.

La vostra umiliante sottomissione ad assere ‘immortalate’ – attraverso video e foto nelle cronache della stampa e dei social network rimbalzate nel mondo intero – come la moglie e l’amante che insieme sottostanno ai voleri di un re che le vuole maritate entrambe a lui, a distanza di tre mesi l’una dall’altra, con un cerimoniale che le ha viste strisciare ai suoi piedi, è un monito per tutte le donne che hanno consapevolezza della propria condizione a ribellarsi a queste manifestazioni di concubinato legalizzato in poligamia, esposte con vanto in pubblico da un capo di Stato.

Non è più tempo di tacere ma è tempo di denunciare simili atti di palese messa in stato d’inferiorità delle donne qualunque sia la loro condizione sociale, culturale, religiosa. O lo fate voi o lo faremmo noi tutte donne del mondo libero per voi, che vi siete rese complici di questa gravissima umiliazione. Dobbiamo reagire per le nostre figlie e nipoti che verranno e per le nostre madri, nonne e bisnonne che nei secoli scorsi tanto hanno già fatto per avere un mondo migliore per tutto il genere femminile.

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