CasaPound abbraccia Assad, contro Papa Francesco

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L’approdo della delegazione definita da alcuni “rossobruna”, con presenza importante di CasaPound, ad Aleppo era atteso da giorni. Almeno otto autorevoli estremisti, tra i quali la nota “dama sovranista”, sono infatti stati invitati dal regime di Assad, che probabilmente ha ritenuto di dimostrare di non prediligere i più antichi visitatori di Forza Nuova, che hanno visto il loro leader, Roberto Fiore, rendere più volte visita ad Assad, magari dopo essere passato a salutare il presidente libanese Michel Aoun, suo amico da anni. Sono loro, Assad e Aoun, insieme ad Hezbollah, i difensori del cristianesimo secondo la divertente narrativa cara tanto a CasaPond che a Forza Nuova, insieme ad ambienti ecclesiali e della cosiddetta sinistra antagonista. Dunque la visita era importante, non un viaggetto turistico di persone qualsiasi. Il profondo attaccamento alla storia e alle antiche tradizioni del popolo siriano è emerso subito chiaro su “Il primato nazionale” che ha raccontato la loro visita a Palmira, città famosa nel mondo per i suoi scavi, e ora grazie a Il Primato Nazionale anche perché vi si parlerebbe ancora aramaico. Lo ha notato uno degli archeologi italiani che meglio conoscono la Siria, Alberto Savioli, sottolineando che in realtà l’aramaico si parla ancora a Maalula, è scritto a dismisura ovunque, ma a molti evidentemente non interessa la Siria, ma parlare di “elementi” che servono a una narrativa di odio tra cristiani e musulmani. E l’aramaico è la lingua che parlava Gesù, gli attentati e le stragi che hanno avuto luogo nella visitata Palmira dovevano essere collegati con l’aramaico chiamando quindi in ballo Gesù… Attentati e sequestri ci sono stati anche a Maalula, ma evidentemente non la visita dei nostri, o almeno non ancora.

Il viaggio poi è arrivato ad Aleppo, dove una fotografia pubblicata dal ministero dell’informazione li immortala sotto la cittadella. Vi domina, sopra, la gigantografia ovviamente di Assad, il piccolo padre, mentre sotto ci sono loro con la bandiera di CasaPound e quella dell’Italia. L’indignazione che questo gioco, sopra Assad e sotto la nostra bandiera accanto a quella di CasaPound, provoca, non deve trattenere dal vedere le altre foto pubblicate dal ministero. Li ritraggono mentre visitano antiche chiese, mentre accendono con devozione candeline, mentre degustano raffinato cibo siriano, mentre osservano restauri. Ecco che la Siria del dialogo e della tolleranza entra prepotente nella narrazione di un regime perverso che intende usare questa visita per promuovere nei circoli che possono crederci la propria immagine di sistema laico, rispettoso delle diversità. Ma se i musulmani sunniti sono tutti terroristi, perché ci dovrebbe essere tolleranza, perché le loro moschee dovrebbero essere restaurate?  E se non fossero tutti terroristi perché sono stati tutti espulsi da Aleppo quando il regime l’ha riconquistata? E perché espellerne in totale più di sei milioni su venti milioni di abitanti in totale, riducendo altri cinque milioni a sfollati interni oltre ad arrestarne seviziandone diverse altre centinaia di migliaia? Già, perché? Probabilmente perché non è vero, come dice la logica oltre che la storia, che siano tutti terroristi. Ma la narrazione deve essere un’altra, la rivoluzione non c’è mai stata, la rivolta popolare contro un regime liberticida, cleptocratico e sanguinario da decenni è stata un’invenzione della stampa. Di più, i rivoltosi, milioni e milioni di siriani, sono stati tutti pagati dai regimi del Golfo! Avrebbero messo in pericolo le loro vite davanti a un regime insaziabile di violenza per pochi spiccioli…  Questa narrazione conviene al regime, che ha contribuito in modo determinante e appurato a creare il mostro Isis, e conviene alla sinistra antagonista, che creda esista un solo imperialismo, quello a stelle e strisce, gli altri non sono imperialismi, sono “ resistenze”. Conviene all’estrema destra, che analogamente vede un solo imperialismo, quello degli americani e adesso di Soros ( forte accento antisemita). Conviene ad alcuni ambienti ecclesiali, anticonciliari e identitaristi, interessati poi a perpetuare un sistema che dà a loro la rappresentanza delle loro comunità, anche in termini di legge. E altro. Mai si è sentita da loro una parola di solidarietà con le altre vittime della violenza contro civili inermi e mai una parola di solidarietà almeno con le vittime islamiche dell’Isis. Questi ambienti li rappresenta nel più accettabile dei modi un prete intervistato in questi giorni :  «Sappiamo bene che dalla parte del regime non ci sono solo i buoni e i cattivi dall’altra, ma la lettera del Papa è stata presa molto male. Ci si preoccupa di più delle zone controllate dalle forze jihadiste che dei cristiani ancora sofferenti e minacciati.» Qui c’è molto da dire al religioso. Primo: come mai effettivamente Idlib è in mano ai jihadisti? Erano sparsi in tutta la Siria, poi quando il regime ha via via riconquistato territori li ha trasferiti, con mezzi propri, tutti lì. Come mai? E come mai ha trasferito sempre ad Idlib un milione e cinquecentomila civili disarmati, mai macchiatisi di reati di sangue? Non poteva restare a casa loro? Perché ha preferito svuotare intere zone e portare la popolazione civile di Idlib a 3 milioni di persone in totale, sottoposte alle vessazioni di 80mila jihadisti? Ha voluto forse impossessarsi delle loro case e preparare il terreno per una nuova espulsione di massa di popolazione sgradita? Ha forse preparato il terreno anche  per l’ultima grande battaglia presentando al mondo, come sta facendo, 3 milioni di esseri umani privati di tutto come 3 milioni di terroristi? Ha forse torto il Papa a occuparsi anche dei tre milioni di civili i cui ospedali vengono bombardati da settimane, i cui campi coltivati vengono distrutti con il napalm in incursioni dall’esercito siriano? Potrebbe il Papa occuparsi, come fa, delle sofferenze dei cristiani, ma trascurando quelle di tre milioni di innocenti molti dei quali sono fuggiti verso il nord di quella provincia senza accesso a campi profughi, vivendo all’addiaccio, con i pochi ospedali presenti puntualmente bombardati da russi e siriani? No, non poteva. E infatti ha scritto ad Assad chiedendo il rispetto dei diritti umani dei civili, dei detenuti, degli scomparsi. Si può prendere male una lettere del genere? Illustrandone il senso il segretario di stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha detto“ Nel marzo 2018 l’Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic ha pubblicato una relazione a questo proposito, parlando di decine di migliaia di persone detenute arbitrariamente. A volte in carceri non ufficiali e in luoghi sconosciuti, essi subirebbero diverse forme di tortura senza avere alcuna assistenza legale né contatto con le loro famiglie. La relazione rileva che molti di essi purtroppo muoiono in carcere, mentre altri vengono sommariamente giustiziati.” La portata enorme della lettera del Papa è data proprio da queste critiche identitariste, soprattutto se unite a quelle del rappresentante della cosiddetta opposizione al regime che ha rimproverato il Papa per essersi rivolto direttamente al tiranno e ai suoi: che poi lui, negoziatore a Ginevra, capo delegazione ai negoziati per il futuro della Siria, con chi tratta?

Ma le voci religiose critiche del Papa sono preziose perché testimoniano che la gerarchia ecclesiale parla dei cristiani senza mai chiedersi come mai , visto che il regime che li difenderebbe ha riconquistato quasi tutto il territorio, come mai i cristiani  non tornino, non vogliano tornare. Un patriarca a Damasco li invitò a restare, ma alcuni uscendo dalla chiesa dissero: “ha ragione, ma i suoi numerosi familiari sono da tempo tutti in Europa”.

Dunque non lo fanno neanche quando arrivano, cosa rara come nel caso citato, a non santificare il regime perchè non potrebbero. Chi si arriva a dire sbalordito per le prese di posizione del Papa per la popolazione nella zona controllata terroristi della guerra santa non  vuole o non può parlare dei 3 milioni di civili che vivono sotto le bombe di Putin e Assad e si oppongono alla visione dei jihadisti? E’ possibile non distinguere? Possibile, visto che  è quello che hanno fatto i patriarchi siriani riuniti il 15 agosto passato, quando ignorando totalmente la tragedia di Idlib hanno esaltato in un comunicato patriarcale congiunto il regime, tacendone i crimini, salutando la vittoria delle “legittime istituzioni” siriane contro i terroristi. Legittime? E il terrorismo di Stato? Certo che in Siria abbiamo visto tanto terrorismo, ma il terrorismo di Stato no? E c’è stato solo i terrorismo di Stato e contro lo Stato o anche il terrorismo di 150mila terroristi stranieri (libanesi, iracheni, afghani, pakistani) chiamati dai pasdaran  in Siria per difendere il regime con brutalità analoga a quella dell’Isis e di altre formazioni terroriste foraggiate dai Paesi del Golfo?

Ecco così che il cerchio si stringe e le tre posizioni di favore ad Assad diventano una: quella dell’estrema destra europea e quella del mondo cristiano che avversa il Concilio hanno molte somiglianze anche su altri temi. Non è una novità che visitatori di CasaPound sono stati accolti con simpatia anche da religiosi in Siria. E la sinistra antagonista? Meglio tacere?


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