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15 anni fa veniva ucciso Enzo Baldoni. Io ho perso un amico, il mondo ha perso un poeta

 

“Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L’indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato”.  (Enzo G. Baldoni)

Non c’era brezza quindici anni fa quando il destino si è improvvisamente rivoltato contro. Io ho perso un amico, il mondo ha perso un poeta. C’è chi non ha capito che razza di cronista curioso fosse e l’ha sciaguratamente insultato. Leggevo quello che scriveva il grande Riccardo Orioles: “Che differenza c’è fra il giornalismo di Feltri e quello di Baldoni? Non parlo di differenze “politiche”. Da un punto di vista tecnico, voglio dire. La differenza è che Feltri grida, mentre Baldoni parla a bassa voce. Non è una novità: anche Appelius gridava (“Il generale Badoglio è entrato ieri ad Addis Abeba”) e anche Hemingway (“Vecchio al ponte”) parlava a bassa voce. Destra e sinistra dunque, attraverso le generazioni? Non solo. C’è qualcosa di più, che attiene proprio alle radici profonde del mestiere”. Una lezione in poche righe su sui varrebbe la pena di riflettere.

Inutile, dopo così tanto tempo, andare alla ricerca di misteri. Ce ne sono ancora, certo, ma è ormai impossibile districarli anche per chi lo ha veramente amato e non accetta visioni diverse anche da parte di chi lo ha accompagnato nell’ultimo viaggio. Rispetto tutti nel nome di Enzo ed evito di rinfocolare antiche polemiche innescate da chi ha redatto rapporti falsi per salvare se stesso. Di sicuro, il panzone è stato tradito e bisognerebbe chiedere lumi agli americani che dopo anni sono riusciti a scoprire i resti: chissà forse perché il famigerato Esercito Islamico dell’Iraq – dichiaratamente assassino di Baldoni – è stato sciaguratamente assoldato. Ma anche queste polemiche sono ormai inutili.

C’è solo da onorare la sua memoria. Da parte mia, con molta umiltà, porto avanti i nostri “Blog paralleli” nati una settimana prima della morte, proprio dopo la sua prima missione a Najaf. Una maniera diversa di vedere la realtà. Un’idea che piaceva molto ad entrambi, tanto che ne aveva parlato alla sua straordinaria maniera: “(questo comunicato viene emesso a blog unificati stante la grave situazione di guerriglia urbana in cui versa baghdad) – che carino, pino scaccia. è venuto a trovarmi all’ospedale assieme al suo autista mahdi e al grande operatore norberto sanna (eravamo scesi a  vedere la bomba la prima notte, ricordate?), sfidando le battaglie che oggi bloccano baghdad: quattro ponti bloccati, sparatorie in strada, elicotteri che sparano sui viali. mi ha fatto anche qualche domanda (quali sono le mie salsicce preferite, se è vero che odio i pigiami color lavanda, se secondo me sono meglio le discoteche della versilia o quelle di rimini) così stasera dovreste vedermi nei numerosi tg che lo stakanovista cura nei ritagli di tempo lasciatigli dai suoi numerosi blog. Enzo G. Baldoni  da Bloghdad (mio padre mi crede ad amman. qualcuno lo avverta, per favore.)”

Enzo, quanto mi manchi.

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