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“Come seppellire i vivi”. Lettera di studenti e docenti di Ostia

 

Succede a Ostia, il Municipio di Roma da anni sulle prime pagine dei giornali per le vicende di infiltrazioni mafiose: testate a giornalisti, monopolio di stabilimenti balneari, sparatorie in alcune vie centrali…

Accade che un consigliere del Partito di maggioranza che si ispira esplicitamente ai valori dell’onestà e della legalità, esprima il suo dissenso su un murales ideato e attuato da studenti di alcune scuole superiori come prodotto finale di un percorso progettuale previsto e finanziato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, un tempo) per sensibilizzare i giovani alla lotta contro le mafie.

E perché?

Perché gli studenti hanno suggerito anche volti di persone VIVE, presenti e riconoscibili sul territorio in quanto testimoni attivi della crescita della città e della lotta alla criminalità.

Dunque, gli studenti, candidamente interpretando il dettato delle varie circolari ministeriali che suggeriscono di “guardare alla realtà, studiare la contemporaneità, allargare lo sguardo sul presente e sul futuro”, non si sono limitati a nomi universalmente riconosciuti (Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Chinnici…).

Già… Hanno anche riprodotto alcuni volti di persone che riconoscono come impegnate sul territorio e significative per il loro vissuto quotidiano: un poeta, uno scrittore, un ex partigiano, una giornalista sotto scorta, un nuotatore ferito per sbaglio, un’operatrice sociale.

Censurati perché divisivi e non ancora morti, e pertanto seppelliti sotto un mucchio di foglie.

A questo punto verrebbe da pensare che l’Onestà, la lotta alla Mafia, la difesa della legalità debbano essere considerate valori DEI morti e PER i morti e, per di più, che QUEI morti con il loro esempio non abbiano insegnato nulla alle nuove generazioni di vivi, a noi che vediamo giorno dopo giorno la solitudine in cui viene lasciato chi testimonia la propria fedeltà a quei valori e subisce sulla sua pelle le conseguenze dell’illegalità.

Che cosa insegna l’oscurare con mucchi di foglie i volti dei simboli liberamente scelti dagli studenti? È questa la risposta delle Istituzioni pubbliche alla sete di realtà e di giustizia che anima i nostri giovani? Chi può rallegrarsi del cancellare le idee altrui perché diverse dalle proprie? Ci stupisce la disaffezione dei nostri ragazzi verso l’impegno sociale e politico?

Quanto è successo dunque non può che produrre amarezza in noi docenti e quel che è ancora peggio, sfiducia e smarrimento negli studenti e nei giovani tutti…

… E poi non vanno a votare….

Come dargli torto…

Scritto da Lucia Guglielmi e Simona Notaro e sottoscritto da docenti del Liceo Scientifico e Linguistico F. Enriques di Ostia

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