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Il mio ricordo di Ilaria, giornalista indomita

 

Conobbi Ilaria pochi giorni prima che partisse per la sua ultima trasferta in Somalia. Io arrivai al TG3 il primo marzo del 1994, dopo sei anni di lavoro presso la Testata Giornalistica Regionale del Lazio. Gianni De Chiara, validissimo e brillante collega, mi faceva da Cicerone nei corridoi del giornale presentandomi impiegati e colleghi e mostrandomi le stanze delle varie redazioni. All’altezza di quella del Coordinamento sbucò Ilaria che proveniva dalla redazione Esteri. Gianni ci presentò (anche se io la conoscevo “televisivamente”) con una battuta che ci fece sorridere ambedue alle lacrime. Ebbi l’impressione di una ragazza dotata di grande ironia.
Ma nella mia memoria è impressa a fuoco quella maledetta domenica del 20 marzo 1994. Io ero a casa, godendomi una giornata di riposo ormai primaverile. Appresi dell’omicidio di Ilaria quando al Tg3 apparve Flavio Fusi che in lacrime diede la notizia. Restai attonito, incapace di pensare, prigioniero del vuoto. Le stesse sensazioni le avrei rivissute anni dopo alla morte dei miei genitori. Senza pensarci un momento, salii in auto e volai a Saxa Rubra. Lacrime, colleghi che si abbracciavano, smarrimento e dolore. E poi la salma vegliata nello studio del telegiornale, la messa nel piazzale tra le palazzine dei tg. Frustate in faccia.
Poi conobbi Giorgio e Ilaria Alpi, due indomiti genitori. Giorgio mi raccontò del profondo legame che lo legava alla figlia, con cui non c’erano segreti, neanche i più intimi. Due genitori meravigliosi. Ebbi modo di approfondire la loro conoscenza nell’imminenza della mia partenza per Nairobi. La sede africana è stata infatti intitolata a Ilaria, Miran e Marcello Palmisano, collega telecineoperatore del Tg2 anche lui ucciso a Mogadiscio, meno di un anno dopo Ilaria, il 9 febbraio 1995.
Purtroppo Giorgio e Luciana non erano in buona forma fisica il 18 maggio del 2007 quando fu inaugurata ufficialmente la redazione africana. C’era poi da affrontare un lungo e stancante viaggio in aereo e certo la commozione faceva il resto. In loro vece venne Andrea Iervolino, l’apparente burbero capo del montaggio del TG3, persona dolcissima e di infinita disponibilità , grande amico di Ilaria e silenzioso ma onnipresente amico di famiglia.
Ho sempre pensato che Ilaria sarebbe potuta essere oggi al mio posto per la sua conoscenza e frequentazione del continente africano e quindi l’ho sempre sentita molto presente in redazione. Non vi nascondo che mattina e sera, quando entro ed esco dall’ufficio, sfioro con le dita o mando un saluto a voce alta a quella targa della Rai che all’ingresso ricorda “gli operatori dell’informazione caduti nell’adempimento del loro dovere”.
Ci auguriamo per loro che la terra sia lieve. Ma noi sappiamo che non è così.

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